Ultimo aggiornamento: 12.11.19

 

In Italia manca la cultura della bicicletta, anche se in alcune realtà cittadine piccole e medie qualcosa si sta muovendo. Ma è importante sapere che ad andare in c’è soltanto da guadagnare.

 

In italia i ciclisti sono una categoria bistrattata, scarsamente tenuta in considerazione ma forse i tempi bui per gli amanti della pedalata stanno terminando. Certo, la strada è ancora lunga, tortuosa e faticosa, ma queste cose non spaventano un vero ciclista. Alcune amministrazioni comunali (troppo poche per ora) stanno aprendo gli occhi, gli amministratori più lungimiranti hanno visto nella bicicletta una via di salvezza per la salute ma anche per l’economia, ma su questo tema torneremo più avanti raccontando di alcune lodevoli iniziative che per quanto isolate, tengono viva la fiammella della speranza perché così come sono oggi, le città sono invivibili a causa del traffico, la mancanza di parcheggi, i mezzi pubblici in affanno tra dissesti finanziari, vetture vecchie e numericamente insufficiente.

 

L’economia viaggia su due ruote

Intorno alle biciclette c’è un giro d’affari niente male, circa 200 miliardi nella sola Europa, tanto è vero che è stato coniato il termine “bikenomics”. Oltre al risparmio che ne deriva per i consumatori che non devono preoccuparsi dei costi della benzina, manutenzione (se non piccole cose) e assicurazione, c’è un considerevole guadagno per chi produce e vende biciclette con relativi accessori come il miglior portabici

Di conseguenza si creano anche posti di lavoro. Ma sapete qual è il dato davvero interessante e che dovrebbe spingere il nostro paese a fare seri investimenti per favorire i ciclisti? Il cicloturismo che, sempre  a livello europeo, porta introiti per 44 miliardi di euro. Secondo le stime di Eurovelo, ogni chilometro di pista ciclabile turistica comporta un indotto annuo tra i 110.000 e i 350.000 euro. Un caso esemplare è la Germania che, grazie al cicloturismo, fattura 16 miliardi l’anno e occupa 300.000 persone.

 

 

Al lavoro in bici conviene

I dati ISTAT ci dicono che recarsi a lavoro in bicicletta invece che in auto permette un risparmio sullo stipendio tra il 16% e il 20%. Può essere interessante fare un parallelo prendendo in prestito i dati diffusi dalla Francia. Il Governo transalpino è arrivato alla conclusione che investire un milione sulla ciclabilità si traduce nella creazione di dieci posti di lavoro. Se il milione di euro, invece, è investito nel settore dell’automobilismo i posti di lavoro creati sono soltanto due. 

In apertura abbiamo detto che in Italia qualcosa si sta muovendo. A Cesena, ad esempio, il comune ha realizzato un progetto davvero interessante: “Al lavoro in bici” (un progetto simile c’è anche a Bari). Per ricompensare quanti lasciano a casa l’auto per andare a lavorare in sella alla bicicletta, dà 25 centesimi a chilometro per un rimborso mensile massimo di 50 €, non pochi se si somma al 20% che si risparmia sullo stipendio come dimostrato dai dati ISTAT succitati. Per verificare il percorso effettuato, è stata creata una applicazione. 

A Pesaro, città amministrata dal sindaco Matteo Ricci, sono state completate diverse linee della cosiddetta Bicipolitana, ovvero, una metropolitana della bicicletta. Il progetto è partito nel 2005 e a oggi sono stati completati 87 km. L’obiettivo, però, è ben più ambizioso, coprire 180 km al fine di realizzare una città interamente percorribile in bicicletta. 

L’esempio di Pesaro ha ispirato un altro sindaco, Carlo Salvemini, amministratore di Lecce. Nella città salentina sono da poco stati avviati i lavori e per l’occasione è stato invitato il sindaco di Pesaro che ha accompagnato il primo cittadino leccese tra i quartieri cittadini dove sorgerà la bicipolitana. I due, naturalmente, si sono spostati sulle due ruote, accompagnati anche dall’assessore alla mobilità sostenibile Marco de Matteis, da alcuni tecnici e da appassionati della bici evidentemente interessati all’iniziativa. Una Bicipolitana si trova anche a Collegno, in provincia di Torino. 

 

VenTo

Ma bastano queste singole storie territoriali? Non siamo ingenui, è ancora poco e non ci sono notizie di opere infrastrutturali analoghe nelle metropoli italiane. Intanto nel 2022 dovrebbe partire un bel progetto (il condizionale è d’obbligo) denominato VenTo. Si tratta di una grande ciclovia che dovrebbe collegare Venezia con Torino, lungo il Po e che dovrebbe estendersi per ben 679 km. Secondo Paolo Pileri, ideatore del progetto e docente presso il Politecnico di Milano, infrastrutture del genere consentirebbero di contrastare lo spopolamento di certi territori oltre a essere una grande opportunità per creare nuovi posti di lavoro.

 

 

Più bici più benefici

Il diffondersi delle biciclette comporterebbe benefici per tutti e non soltanto in termini economici. Una città “demotorizzata” è più vivibile e sana. L’inquinamento si ridurrebbe significativamente e le persone farebbero più attività fisica la cui mancanza comporta diverse patologie, anche gravi, per non parlare dei rischi della salute derivanti dal respirare aria inquinata. Più persone in salute significa anche meno spese per la sanità pubblica. Se i bambini, poi, potessero andare a scuola in bicicletta, magari accompagnati dai genitori, si metterebbe almeno in parte rimedio al problema dell’obesità o sovrappeso che affligge parte dei ragazzi in età scolastica.