Ultimo aggiornamento: 19.08.19

 

Francesco Felicioni ha brevettato delle catene da neve che, in caso di maltempo, si auto installano sulle gomme, semplicemente spingendo un pulsante.

 

Nell’era della guida autonoma, delle auto elettriche e di tutto quanto il futuro che l’automotive ogni giorno ci propina, stride ancora il fatto che, in caso di neve e ghiaccio, bisogna montare le catene da neve come avveniva 20 anni fa. 

Anche se questo accessorio, indispensabile per poter circolare in totale tranquillità quando il manto stradale è interamente coperto di neve, negli ultimi anni ha mostrato qualche innovazione, non prescinde ancora dal fatto che il montaggio deve avvenire al di fuori dell’auto, magari sotto una bella tempesta di neve.

Ma se le case automobilistiche ancora non hanno pensato a come risolvere questo problema, l’idea giusta. almeno sulla carta, è venuta a un macchinista delle Frecce di Trenitalia. 

 

L’idea innovativa

Nato nel 1976, e abitante a Montegranaro, Francesco Felicioni, laureato in design industriale a Milano, ha brevettato un a dir poco innovativo sistema che prevede l’autoinstallazione delle catene da neve intorno al pneumatico, senza dover scendere dall’auto, anzi, semplicemente spingendo un pulsante presente all’interno dell’abitacolo. 

 

 

Il sistema prevede la presenza in una non meglio specificata zona dell’auto, di due stampanti 3D (una per ogni ruota motrice) che in pochi minuti (circa due) realizzano intorno alla gomma una catena in polimeri (in pratica, in plastica) consentendo di proseguire la marcia anche se le condizioni dell’asfalto sono le più difficili. 

“Restando comodamente seduti in auto”, spiega Felicioni, “e spingendo un pulsante dalla plancia, quanto da me predisposto sarà in grado di ricoprire la ruota in maniera efficace per andare con la marcia e la tenuta di strada, sostituendosi alle catene da neve”.

“Se l’automazione ha fatto passi da giganti nel mondo delle automobili, nell’ambito delle catene siamo del tutto rimasti indietro”, continua Felicioni. “I lievi miglioramenti recenti riguardano solo le catene auto tiranti, un modo per agevolare leggermente l’applicazione”.

Alla fine delle zone innevate le catene da neve innovative create dalla stampante 3D non si potranno ritrarre per poi essere riutilizzate, ma si dovranno tagliare, arrotolare e gettare in un contenitore per il riciclaggio della plastica.

 

I costi di gestione

Il progetto, che come detto è stato brevetto in Italia, in attesa di essere tutelato a livello globale con il copyright, è stato proposto al Salone dell’Auto di Torino del 2018, ma al momento non si hanno notizie riguardo l’interesse di qualche casa automobilistica. 

Forse il problema riguarda i costi di gestione di questo sistema, con i filati di polimeri che dovranno essere ricaricati e che comportano delle belle spese, per non parlare della presenza di due stampanti 3D che, anche se piccole, devono essere veloci e quindi rientrano nella gamma dei modelli più costosi. 

E se la stampante per qualche motivo non funzionasse? In pratica bisogna avere sempre e comunque a bordo le intramontabili catene da neve. Insomma, il progetto sembra buono, ma forse deve essere affinato e portato a livello industriale su larga scala, quello utilizzato dalle case automobilistiche per produrre i propri veicoli.

 

 

Felicioni punta molto sull’innovazione in atto nel settore automobilistico per trovare acquirenti al suo brevetto. “Tra qualche lustro, invece, precisamente nel 2030, raggiungeremo il livello 5, con macchine che usciranno dalla fabbrica addirittura senza più lo sterzo. I futurologi ipotizzano addirittura il 2040 come l’anno solare a incidenti zero”.

Continua Felicioni: “Risulta del tutto paradossale mettere a confronto il vettore ascendente sulla guida automatizzata con l’assoluta manualità, decisamente più che retrograda, nel rispondere adesso al problema neve, dove siamo costretti a scendere dall’abitacolo tra clima rigido e molto spesso con la bufera a imperversare, e in moltissimi casi improvvisando senza cognizione di causa nel procede con l’applicazione dei supporti attorno alla gomma, spesso senza neanche riuscirci in maniera adeguata”.