Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Kit di Riparazione per Pneumatici – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni

 

I kit per riparare uno pneumatico sgonfio sono composti da una serie di attrezzi base ma non tutti sono uguali. I due consigliati sono: GIVI S450 è completo, affidabile e corredato da chiare e semplici istruzioni. Comprende anche tre bombolette di anidride carbonica, fondamentale per gonfiare lo pneumatico dopo la riparazione. Rhutten RHU 281867 è un kit essenziale ma efficace, proposto a un prezzo imbattibile, ideale per chi ne voglia acquistare più d’uno.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Guida all’acquisto – Come scegliere il miglior kit di riparazione per pneumatici?

 

Come deve essere composto un kit di riparazione per pneumatici? Come si usa e quanto costa? Scopri queste e altre informazioni leggendo la nostra guida, mentre nella classifica in basso trovi la recensione dei modelli più apprezzati sul mercato da automobilisti e motociclisti.

Gli attrezzi che non possono mancare

Il kit di riparazione per pneumatici è un valido alleato per automobilisti e motociclisti perché in pochi minuti consente di superare una situazione di impasse e di giungere in orario a un appuntamento importante o di proseguire tranquillamente una gita fuori porta.

Si rivela addirittura fondamentale di notte o nei giorni festivi quando tutte le officine sono chiuse. Evita di dover chiamare il carro attrezzi e di smontare/rimontare la ruota. In ogni caso, dopo la riparazione, è sempre consigliabile recarsi da un gommista per effettuare controlli più accurati.

I kit in vendita tra cui scegliere possono essere più o meno completi, ma ci sono alcuni attrezzi che non devono assolutamente mancare, quattro in particolare.

Dopo aver estratto la vite o il chiodo che ha causato la foratura – per squarci più grossi qualsiasi tipo di kit si rivela inutile – bisogna disporre di speciali strisce in grado di tappare il foro che vanno inserite tramite un apposito punteruolo con occhiello. Prima, però, bisogna pulire e liberare il foro con un alesatore e poi cospargerlo di colla.

Questi quattro oggetti – strisce, punteruolo, alesatore e colla – sono presenti in ogni kit perché costituiscono la base e, tuttavia, da soli non sono sufficienti.

 

Altri attrezzi

I kit della migliore marca si distinguono dagli altri perché offrono soluzioni più complete, anche se bisogna mettere in conto una spesa maggiore. I modelli essenziali, infatti, hanno un prezzo estremamente competitivo, a volte perfino irrisorio. Tuttavia, come detto, hanno bisogno di altri accessori che bisogna possedere già in casa o acquistare separatamente.

Una volta individuato il chiodo che ha causato la foratura bisogna rimuoverlo e per farlo occorre un paio di pinze che non sono presenti in tutti i kit.

Bisogna poi pulire il foro e riempirlo con mastice e una o due strisce. A questo punto la riparazione è completa però lo pneumatico rimane sgonfio. Ecco perché è necessario disporre di una bomboletta con anidride carbonica che possa gonfiarlo e diversi kit ne contengono anche due o tre.

In alternativa potresti considerare un set che comprenda, invece, un piccolo compressore che va collegato alla presa accendisigari del veicolo e che assicura il gonfiaggio dello pneumatico in maniera più rapida e comoda.

Istruzioni

Confronta prezzi e completezza dei vari kit ma, qualunque sceglierai, assicurati di saperlo utilizzare. Anche se, tutto sommato, occorre poco tempo per riparare la foratura, è importante sapere come agire, specialmente se hai poca dimestichezza con gli pneumatici.

Privilegia quei kit che contengono chiare istruzioni in italiano perché possono essere vitali quando dovrai materialmente procedere alla riparazione.

Dai anche un’occhiata su YouTube perché molte aziende hanno realizzato tutorial online che, affiancati alle istruzioni, si rivelano di grandissima utilità.

 

I 5 Migliori Kit di Riparazione per Pneumatici – Classifica 2019

 

Vediamo adesso, in pratica, come scegliere un buon kit di riparazione per pneumatici. In basso trovi le recensioni dei prodotti più apprezzati dagli automobilisti tra i quali ti consigliamo di fare una comparazione perché in pochi minuti potresti individuare quello che stai cercando senza dover fare ulteriori ricerche.

 

1. GIVI S450 Kit Riparazione Gomme Pneumatici

 

Se stai cercando un prodotto particolarmente completo e affidabile, il miglior kit di riparazione per pneumatici potrebbe essere per te quello proposto dall’italiana Givi.

Bastano pochi minuti per riparare la gomma, ritornare su strada ed effettuare i necessari controlli all’officina più vicina. Tutti, però, hanno bisogno di istruzioni comprensibili su come utilizzare i vari strumenti e quelle in dotazione con questo kit sono semplici e chiare, come testimoniano molti utenti.

Il vantaggio ulteriore è la presenza del codice QR che permette di accedere ai video tutorial online con lo smartphone anche dove non c’è copertura di rete per avere sempre e ovunque una dimostrazione pratica su come si usano gli accessori. La visione di questi filmati è sempre consigliata e va abbinata alla lettura delle istruzioni per non trovarsi impreparati quando la foratura rischia di rovinare una bella gita fuori porta.

Tra i più venduti online, è completo perché contiene ben tre bombolette di anidride carbonica: una, infatti, potrebbe non essere sufficiente a riportare lo pneumatico alla giusta pressione. Manca, però, la pinza.

Un buon set quello proposto da Givi, completo di tutto l’occorrente per riportare in vita un pneumatico forato. Dai pareri in rete sono pochi i lati negativi emersi, vediamo il quadro generale al completo, così da illuminare pregi e le eventuali zone d’ombra.

 

Pro

Istruzioni chiare: Nella confezione trova posto un libretto che accompagna l’utente nelle varie operazioni, spiegando l’utilizzo degli accessori contenuti all’interno del kit in maniera semplice e puntuale.

Bombolette aria: Nel set sono incluse tre bombolette di Co2, per mettere in sesto lo pneumatico in caso di una foratura grave e consentire all’utente di raggiungere l’officina più vicina.

Codice QR: La presenza di un codice QR permette l’accesso a contenuti video che guidano l’utente passo dopo passo; una soluzione in più che può far comodo a quanti hanno poca dimestichezza con le operazioni.

 

Contro

Assenza pinza: Alcuni utenti hanno lamentato l’assenza di una pinza grazie a cui rimuovere un chiodo o il corpo estraneo penetrato nella gomma.

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2. Saife 281867 Kit Ripara Pneumatici Gomme

 

Tra i migliori kit di riparazione per pneumatici del 2019 troviamo questo modello Rhutten composto da cinque strisce di gomma, il mastice e quattro attrezzi, tra cui le pinze che a volte non sono presenti neanche nei kit più costosi ma che sono indispensabili per estrarre la vite o il chiodo dallo pneumatico.

Mancano, invece, le bombolette per il gonfiaggio; l’automobilista o il motociclista dovrà acquistarle a parte oppure dovrà dotarsi di un piccolo compressore.

Il costo di questo kit è alla portata di tutti e non mancano coloro che ne hanno acquistati più d’uno per i diversi veicoli presenti in casa.

Gli utensili hanno impugnature ergonomiche e non manca il sacchettino per contenerli tutti e riporli nel portabagagli occupando un ingombro ridottissimo.

Un pratico video su YouTube realizzato dalla Rhutten stessa – che, a dispetto del nome, è un’azienda italiana – dimostra con chiarezza come vanno usati i vari accessori e con quanta facilità si può riparare la foratura.

Il marchio made in Italy offre una tra le soluzioni più economiche presenti sul mercato. Scopriamo quali sono i pregi del kit e dove si potrebbe migliorare per una maggiore soddisfazione dei clienti.

 

Pro

Pinza inclusa: L’inserimento di una pinza con cui estrarre oggetti appuntiti, come chiodi e pezzi infilati nel copertone, non è un’aggiunta così scontata come molti potrebbero pensare e per questo decisamente gradita in un kit di pronto intervento.

Buon rapporto qualità/prezzo: La presenza di strumenti utili ed efficaci, insieme a una banda per chiudere lo strappo delle gomma, ben bilanciano ed equilibrano il prezzo finale con un buon compromesso per l’utente.

Contenitore: Il kit degli utensili si può riporre dentro una custodia apposita in dotazione; una praticità che non guasta e che trova un posto comodo all’interno del vano bagagli o sotto il sedile dell’auto, per un aiuto immediato in caso di bisogno.

 

Contro

Assenza bombolette: Il tassello mancante che avrebbe meritato all’oggetto il top delle valutazioni, sta nell’assenza di una bomboletta di Co2 con cui immettere aria nella gomma forata; una soluzione temporanea con cui raggiungere l’officina di servizio.

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3. Haskyy Kit di Riparazione, 45 pz

 

Il kit di riparazione per pneumatici CPRRS-15, prodotto dalla ditta Haskyy, è un set di tipo professionale ma di fascia economica, composto da un totale di 45 pezzi contenuti in una pratica valigetta portatile.

Il kit è composto da due manici a T, tre punteruoli intercambiabili di cui due già montati sui manici, due chiavi a brugola per il montaggio dei punteruoli, quattro tubetti da 12 grammi ognuno di mastice vulcanizzante per caucciù, un piccolo cutter, una pinza, una confezione di grasso lubrificante e 35 strisce per la riparazione delle forature.

Gli acquirenti lo ritengono un buon kit di riparazione pneumatici, abbastanza completo e anche economico, essendo prodotto in Germania, inoltre, gli strumenti si distinguono per la loro robustezza e resistenza; le pecche sono le istruzioni, presenti soltanto in lingua tedesca, e la mancanza di bombolette di CO2, che sono indispensabili per riportare a pressione lo pneumatico dopo averlo riparato.

 

Pro

Strisce di riparazione: A differenza di altri kit simili che contengono soltanto poche strisce di ricambio, di solito non più di cinque, il kit Haskyy CPRRS-15 ne offre ben 35 nella sua dotazione di accessori.

Custodia: Pratica oltre che comoda, non solo permette di tenere tutti gli strumenti del kit in ordine, ma può anche essere trasportata con estrema facilità, occupando un ingombro minimo.

Pinze: Le pinze sono un accessorio che non tutti i kit offrono, ma in quello Haskyy è presente anche una pinza di estrazione per rimuovere chiodi o altri corpi estranei che, eventualmente, potrebbero penetrare nello pneumatico.

Utensili robusti: Gli utensili del kit Haskyy, soprattutto le pinze, le punte alesatrici e i manici, hanno il pregio di essere robusti e resistenti e di non piegarsi come quelli dei kit a basso costo.

 

Contro

CO2: Il kit Haskyy è completo quasi di tutto, fatta eccezione per le bombolette di CO2 che servono a gonfiare la gomma, ma si tratta di un difetto comune a molti kit del genere.

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4. BKR Kit Ripara Gomme CO2 Delux

 

Il kit ripara pneumatici proposto da BKR offre tutto l’occorrente per questa operazione se si dovesse forare una ruota della moto o dello scooter.

Nella comoda borsa per il trasporto sono infatti offerti: una valvola di collegamento, cinque cordoni autovulcanizzanti, un adattatore per gomme da bicicletta, una chiave a T per foro e una chiave a T con uncino, un taglierino e un tubetto di colla. Se questi sono gli arnesi che non possono mancare in kit ripara gomme, molto importante è la presenza di ben 3 bombolette di CO2, indispensabili per gonfiare la gomma e ripartire per il proprio viaggio senza problemi.

Inoltre non mancano quattro strisce di gomma per riparare da sé l’eventuale foro che si è creato nel pneumatico. Molti utenti consigliano di acquistare almeno un altro paio di bombolette di CO2 se si utilizza questo kit per una motocicletta, perché quelle presenti potrebbero non bastare a gonfiare una gomma di una moto.

 

Pro

Dotazione: Non manca proprio nulla a questo kit che diventa indispensabile per chi viaggia spesso in moto, scooter e anche in bicicletta. Spiccano le 3 bombolette di CO2.

Borsa: Tutti gli attrezzi sono contenuti in modo ordinato una borsa per il trasporto che è abbastanza capiente per poter aggiungere qualche altro oggetto non presente nella dotazione.

Prezzo: Rispetto ad altri kit sul mercato, prodotti da marchi più blasonati questo di BKR non ha nulla da invidiare e viene offerto a un costo decisamente più economico.

 

Contro

Pinza: Per essere perfetta la dotazione avrebbe dovuto prevedere anche una pinza per poter togliere il chiodo o la vite che ha causato la foratura, operazione che con le sole mani è un po’ difficile da compiere.

Bombolette: Se il kit viene pensato per riparare una gomma da moto è molto probabile che le tre bombolette di CO2 in dotazione non siano sufficienti per gonfiarla del tutto.

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5. Slime 071628150028 Riparapneumatici

 

Questo kit ripara pneumatici diventa utile da tenere sempre con sé nel bagagliaio della propria auto ed utilizzarlo in caso di foratura di un pneumatico. Il sistema si basa sulla presenza di una bomboletta contenente una miscela di fibre, polimeri e leganti. La sostanza viene iniettata nel foro tramite un piccolo compressore presente nel kit che si alimenta tramite la presa accendisigari dell’auto.

Una volta a contatto con l’aria gli agenti coagulanti e leganti si attivano e iniettati nel foro creano un tappo flessibile che consente di proseguire il proprio viaggio in sicurezza. L’utilizzo è molto semplice, e il tutto è coadiuvato da istruzioni chiare e precise contenute nella confezione. Slime ha però una durata limitata, all’incirca 3 anni, passati il quale non viene più garantita la sua funzione.

Oltre al kit è bene premunirsi di una pinza per poter estrarre dalla ruota la vite o il chiodo colpevoli della foratura. Il compressore può anche essere utilizzato per gonfiare le gomme anche se non sono forate.

 

Pro

Semplice da usare: Una delle doti migliori di questo kit di riparazione pneumatici è la facilità di utilizzo grazie anche alle chiare istruzioni fornite dal produttore.

Compressore: Per inserire lo Slime all’interno del forno è a disposizione un piccolo compressore alimentato tramite la presa accendisigari, che diventa utile anche per gonfiare le gomme un po’ sgonfie.

Sempre a disposizione: Il kit si può tranquillamente tenere nel bagagliaio della propria auto in quanto la sostanza contenuta nella bomboletta non è infiammabile né tossica, e non si gela o si secca.

Borsa: Compressore e bomboletta di Slime sono contenuti in una pratica borsa per il trasporto, in cui è possibile anche inserire altri piccoli utensili che possono servire in caso di foratura.

 

Contro

Scadenza: Purtroppo lo Slime ha una scadenza, che è di 3 anni oltre il quale è meglio non utilizzarlo in quanto non è garantita la tenuta del tappo che va a chiudere il foro nella gomma.

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Come utilizzare il kit di riparazione per pneumatici

 

Può capitare a tutti e in qualsiasi momento, anche quello meno opportuno (ammesso poi che ci sia un momento opportuno per una spiacevole situazione), di forare una ruota. Cosa si fa? Ma certo, basta cambiarla con la ruota di scorta. Vero, peccato che non vi siate preoccuparti di farla riparare dopo l’ultima foratura. Per viaggiare più tranquilli, è preferibile avere sempre in auto un kit di riparazione per pneumatici.

 

 

Più spazio e auto più leggera

In teoria disporre di un kit per riparare le gomme eviterebbe l’ingombro della ruota di scorta la quale, come si sa, occupa buona parte del bagagliaio, oltre a rendere l’auto più pesante. Tanto è vero che alcuni produttori, al posto della ruota di scorta inseriscono il suddetto kit. Bisogna però dire che non sempre è possibile riparare la gomma; pensiamo al caso di uno squarcio nel copertone. In questa occasione avere la ruota di scorta è una vera salvezza. Ecco perché, anche se decidete di comprare il kit, è sempre bene avere nel bagagliaio almeno il ruotino.

 

Cosa comprende un kit

Generalmente un kit include un mini compressore e una bomboletta. In alcuni casi può essere presente anche un attrezzo utile per allargare il foro, A riguardo apriamo una parentesi. Non tutti vedono di buon occhio quei kit che per la riparazione richiedono di ampliare, seppur di poco, il foro perché ritengono che ciò comprometta ulteriormente il pneumatico. Il compressore è alimentato da una tensione di 12 V e può essere collegato all’accendisigari dell’auto. La bomboletta, che contiene una schiuma, va collegata al piccolo compressore.

 

 

La procedura di riparazione

Diciamo subito che non c’è bisogno di smontare la ruota. Innanzitutto è necessario individuare il foro. Fatto ciò si collega il compressore all’accendisigari, come anticipato un attimo fa e dunque si avvita la bomboletta spray. Quando si aziona il compressore, una certa quantità di schiuma e aria viene inserita nella gomma fino a tappare il buco. La fase successiva è verificare la pressione della ruota.

Se tutto è in ordine, bisogna comunque attendere una decina di minuti per dare il tempo alla schiuma di legarsi con il copertone. Attenzione, bisogna viaggiare a velocità moderata: è opportuno non superare i 60 Km/h. Sempre per questioni di sicurezza, è bene far controllare la ruota a un gommista alla prima occasione.

 

 

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Questi prodotti sono tra quelli più consigliati, ma al momento non sono disponibili

 

Prodigital Kit de Riparazione

 

A volte l’automobilista o il motociclista già possiede alcuni attrezzi che si possono trovare in un kit di riparazione per gomme come la pinza, le bombolette per gonfiare lo pneumatico o un piccolo compressore. Ecco perché nei nostri consigli d’acquisto trovi un kit essenziale come questo Prodigital che è composto solo dalle quattro componenti fondamentali: mastice, strisce, alesatore e punzone con occhiello.

Il vantaggio principale di questo prodotto sta nel prezzo imbattibile che ne fa uno dei più venduti sul mercato. Nonostante il costo a dir poco abbordabile, il kit svolge egregiamente il suo lavoro come, del resto, testimonia la maggior parte degli utenti che lo hanno utilizzato.

Come detto, bisogna disporre già di alcuni attrezzi, altrimenti il kit in sé non risolve il problema e poi è sempre consigliabile recarsi dal gommista più vicino dopo aver riparato la foratura.

Il set qui proposto punta a includere quegli strumenti che non possono mancare, con un prezzo molto concorrenziale. A fine paragrafo potrete trovare il link su dove acquistare il kit se interessati.

 

Pro

Prezzo accattivante: È fuor di dubbio che il costo concorrenziale a cui viene venduto il prodotto costituisce un fattore di interesse per quanti non vogliono spendere troppo.

Strumenti base: A fronte di un costo contenuto, il set dispone di un set base che include colla e mastice con cui chiudere il foro, incluso anche un alesatore con cui far passare ed estrarre il corpo estraneo.

Qualità materiali: Gli accessori forniti per sistemare il foro sono di buona qualità, con una resistenza e una funzionalità tali da consentire all’utente di poter estrarre quanto ha causato il danno alla gomma.

 

Contro

Assenza bombola e pinza: Alcuni utenti non hanno gradito la mancanza di una bombola di Co2 per un gonfiaggio d’emergenza e l’inserimento di una pinza che può facilitare l’estrazione di quanto ancora inserito nello pneumatico.

 

 

Baili 15194

 

Il kit Baili è stato apprezzato da molti automobilisti non tanto per le prestazioni offerte quanto per il prezzo di vendita davvero competitivo. Bastano pochi euro per assicurarsi questo prodotto che, naturalmente, è essenziale e contiene solo gli utensili indispensabili: lima, punteruolo, mastice e strisce di riparazione.

Non può, quindi, essere utilizzato da solo perché ha bisogno di un compressore, o per lo meno di bombolette con anidride carbonica per il gonfiaggio dello pneumatico, e di una pinza per l’estrazione del chiodo o della vite.

Fatte queste precisazioni, si tratta comunque di un kit valido – le recensioni positive dei consumatori lo confermano – che permette di risolvere in poco tempo la foratura senza dover cambiare tutta la ruota, senza rivolgersi immediatamente a un’officina che potrebbe essere chiusa o lontana e senza chiamare il carro attrezzi.

 

Pro

Economico: Una spesa di pochi euro è sufficiente per portarsi a casa questo kit che comprende: lima, punteruolo, colla e cinque strisce di riparazione.

Semplicità: Consente di eseguire l’operazione sul pneumatico in modo agevole e non troppo complicato.

 

Contro

Tempi: Sebbene sia possibile rimettersi in marcia già dopo una mezz’ora dall’applicazione, alcuni utenti consigliano di aspettare diverse ore perché la colla agisca in modo impeccabile.

Dimensioni: Le striscette hanno dimensioni contenute, dunque c’è chi fa notare come spesso se ne debbano utilizzare due affiancate per riparare il foro.

 

 

Tech Star HJ67hR

 

Chi è interessato a un prodotto base ma non sa quale kit di riparazione per pneumatici comprare può dare un’occhiata a questo modello.

Come detto, si tratta di un set essenziale che non comprende, per esempio, compressore, pinza o sacchetto di cui si può fare a meno se si posseggono già.

Non mancano, invece, gli utensili indispensabili come quello per pulire e liberare il foro, e il punteruolo con occhiello nel quale far passare una delle cinque strisce di riparazione, insieme al mastice.

Grazie a questo kit semplice ma universale, con poche operazioni sarà possibile rimettersi su strada, indipendentemente dal tipo di veicolo che si possegga, a due o a quattro ruote. E, altro vantaggio fondamentale, anche senza smontare la ruota.

Essenzialità è il nome scritto sul biglietto da visita di questo oggetto. Ripassiamo insieme le specifiche clou del prodotto e gli aspetti migliorabili secondo gli utenti on line.

 

Pro

Pratico: Il kit di riparazione pur non includendo una bomboletta di Co2 dispone di due strumenti utili per estrarre il chiodo e lavorare bene la gomma. Gli utenti che l’hanno provato confermano la relativa facilità con cui procedere all’operazione.

Basso costo: il kit, nella sua essenzialità, consente di sistemare e far fronte a un’emergenza in caso di foratura, collocandosi tra i più convenienti sul mercato e con un rapporto tra spesa iniziale e risultati soddisfacente.

Strumenti efficaci: Gli elementi su cui si fonda l’utilità del kit sono la lima e il punteruolo, non dimenticando la pinza grazie a cui estrarre l’oggetto appuntito e il mastice con cui chiudere il foro.

 

Contro

Assenza istruzioni: L’assenza di un manuale di istruzioni potrebbe rendere ostica la comprensione di tutti i passaggi necessari alla riparazione a chi non è pratico della cosa.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Martinetti idraulici – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensione del 2019

 

Il martinetto idraulico è un oggetto che pian piano sta prendendo piede all’interno di numerosi veicoli. Infatti lo si trova tra le dotazioni di alcune macchine per un supporto rapido e funzionale in caso di guasti improvvisi o per chi, nella tranquillità del proprio garage vuole procedere al cambio della ruote nel corso di una regolare manutenzione. Quanti desiderano avere uno sguardo più ampio, capace di illuminare aspetti differenti e aiutare nella scelta del migliore martinetto idraulico, possono leggere la guida che abbiamo stilato qui di seguito. Le tipologie e il funzionamento possono cambiare, ma in diversi contesti esistono prodotti di un certo livello. Unitec 10008 fa parte di questa categoria, con una struttura solida e una capacità di carico che si assesta sulle 2 tonnellate massime. A seguire in seconda posizione Einhell 2006365 a bottiglia, realizzato da una delle migliori marche, anche mettendo a confronto i prezzi. In questo caso la tipica struttura verticale supporta un carico massimo di 5 tonnellata e guarda alla portabilità come la carta da giocare per vincere la partita tra i migliori martinetti idraulici del 2019.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Come scegliere il miglior martinetto idraulico

 

Chi apprezza i confronti serrati e una pratica schematizzazione che si muove tra pregi e difetti, troverà utile dedicare del tempo alla lettura della tabella comparativa. In questa suddivisione emergono quegli aspetti e le eventuali problematicità dei prodotti presi in esame, così da offrire un colpo d’occhio immediato per chi ama certa sintesi ma vuole comunque sapere quale martinetto idraulico comprare.

 

 

Guida all’acquisto

 

Tipologia di martinetti

Confusi su come scegliere un buon martinetto idraulico? Per fortuna le tipologie che vanno per la maggiore non sono molte. Sul mercato troviamo i tipi a carrello e i modelli a bottiglia.

Nel primo caso la struttura presenta uno sviluppo più orizzontale e il dispositivo sfrutta quattro ruote per muoversi senza difficoltà al di sotto del mezzo. Nei modelli dal costo più elevato la grande differenza la fanno i materiali con cui è realizzato il pistone idraulico, i dispositivi di sicurezza e il peso massimo che il cric riesce a sostenere. Ci sono martinetti che superano di molto anche le dieci tonnellate.

Per chi vuole un oggetto da sistemare nel bagagliaio del mezzo, disporre di un martinetto idraulico a carrello, comporta la scelta di un modello piccolo e funzionale. La portabilità, ma non solo, è l’altra qualità che di solito si ricerca nei martinetti a bottiglia.

 

Funzionalità

La stragrande maggioranza delle persone utilizza i modelli a bottiglia sistemandoli in poche mosse sotto il mezzo. Diciamo che l’obiettivo di chi usa un cric idraulico sta tutto nello sfruttare il lavoro di un pistone che, attivandosi con il movimento della mano, permette di sollevare un lato dell’autovettura per un cambio gomme pratico e senza eventuali danneggiamenti al mezzo e all’operatore.

Avere ben chiaro di cosa si ha bisogno può sgomberare il campo da prodotti spesso dal costo eccessivo che non risolvono le reali necessità dell’utente.

 

 

L’importanza del meccanismo

Di base il movimento necessario che mette in funzione un martinetto idraulico parte dall’asta che si collega al pezzo. La pressione esercitata dall’utente fa sollevare progressivamente il pistone idraulico posizionato sotto il mezzo. Lo sforzo richiesto è minimo e la resa in termini di altezza dipende molto dal range massimo che il cric riesce a raggiungere.

Anche in questo caso, a seconda del mezzo di cui si dispone, si può optare per un modello capace di supportare 2 tonnellate, oppure alzare il tiro fino a 5 o 6. L’importante è disporre di una barra comoda e maneggevole, così come di una base stabile, quanto mai necessaria in caso di operazioni delicate come queste.

 

I migliori martinetti idraulici del 2019

 

La classifica dei migliori martinetti idraulici, si muove tra una serie di prodotti della tipologia a carrello e a bottiglia. Questo perché spesso a seconda del prodotto, una capacità di sollevamento inferiore si sposa a una migliore qualità costruttiva e a una buona praticità d’uso.

In altri contesti i pareri positivi degli utenti hanno confermato parametri che riteniamo fondamentali, tra cui la resistenza, la presenza di una confezione in cui riporlo al termine delle operazioni e un sistema di montaggio e smontaggio pensato più per il neofita che per l’esperto meccanico.

 

Prodotti raccomandati

 

Unitec 10008

Principale vantaggio:

L’Unitec 10008 2T ha il pregio di possedere un eccellente rapporto qualità-prezzo e un livello di prestazioni ideale per l’impiego domestico. Se possedete un’auto di media cilindrata e dimensioni, questo è il martinetto giusto per voi, efficiente ed economico.

 

Principale svantaggio:

Bisogna fare particolare attenzione nel regolare l’altezza del supporto mediante la relativa vite perché, secondo alcuni acquirenti, la fase di abbassamento potrebbe presentare dei problemi e divenire un’operazione poco pratica da eseguire.

 

Verdetto 9.8/10

L’eccellente rapporto qualità-prezzo dell’Unitec 10008 2T è stato particolarmente apprezzato, come testimonia il notevole successo di mercato ottenuto da questo modello.

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Descrizione Caratteristiche Principali

 

Economico ed efficiente

Il martinetto idraulico è un sistema di sollevamento basato appunto sull’utilizzo di un cilindro idraulico. Si tratta di un attrezzo usato soprattutto nei garage e nelle officine meccaniche, per sollevare un lato dell’automobile e permettere il cambio delle gomme, per esempio, o per avere accesso alla parte inferiore della meccanica, al fine di effettuare il cambio d’olio e altri piccoli interventi di manutenzione in tutta comodità.

I martinetti idraulici destinati all’impiego professionale sono estremamente costosi, ma in compenso garantiscono prestazioni eccellenti e un elevato potere di sollevamento, che però è inutile nell’ottica di un impiego di tipo domestico.

Gli appassionati dell’automobile e i risparmiatori attenti che curano, nei limiti del possibile, la manutenzione del proprio veicolo, invece, possono tranquillamente contare sui martinetti di fascia economica, come l’Unitec 10008 2T. Questo martinetto idraulico, infatti, ha il pregio di essere low cost e di offrire un livello di prestazioni adeguato alle necessità di impiego per una singola classe di veicoli.

 

 

Compatto, solido e ben assemblato

Una delle caratteristiche che gli acquirenti hanno apprezzato di più è la sua compattezza e praticità di trasporto, grazie alla presenza di una comoda maniglia ergonomica.

L’apparecchio ha un peso di circa 9,4 chilogrammi, dovuto però al fatto di essere realizzato interamente in acciaio inossidabile verniciato a smalto e, per quanto economico sia, è decisamente solido e ben assemblato. Il suo ingombro è minimo e gli permette di essere tenuto sia in garage sia nel portabagagli.

Le sue misure, infatti, sono di soli 46 x 15 x 11 centimetri circa, rispettivamente in lunghezza, larghezza e altezza. Montando la leva di azionamento la lunghezza totale raggiunge i 70 centimetri circa, assicurando un’elevata praticità d’impiego, la massima libertà di movimento e, al tempo stesso, di stare a distanza di sicurezza dall’automobile.

 

Ideale per gli automobilisti

Il livello di prestazioni offerto dal martinetto idraulico Unitec 10008, è ideale soprattutto per coloro che possiedono utilitarie o vetture del segmento medio. L’ampiezza di sollevamento consentita dal cilindro idraulico, infatti, varia da un minimo di 135 millimetri fino a un massimo di 342 millimetri, mentre la portata massima di peso è di due tonnellate.

Le specifiche gli permettono di essere tranquillamente usato per il cambio occasionale di una gomma, in caso di foratura, ma anche per impieghi più gravosi. In questo caso, però, è consigliabile munirsi di ulteriori cavalletti di sostegno, soprattutto se si rende necessario protrarre il tempo di sollevamento dell’automobile.

 

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Einhell 2006365 a bottiglia

 

Il modello realizzato da Einhell sorregge fino a 5 tonnellate, con un’escursione che passa 216 mm fino a un massimo 413 mm. Questo significa che a riposo l’oggetto può passare sotto una macchina con uno spessore di 22 cm, così da essere posizionato senza difficoltà.

La forma essenziale e a bottiglia si combina per un funzionamento in cui il sollevamento si concentra in un punto preciso, con un cambio gomme che avviene così senza troppi problemi e con una rapidità che non può che fare piacere a chi si trova in mezzo a una strada con una ruota bucata. Trova posto senza difficoltà nel bagagliaio di una macchina e per quello che deve fare viene proposto a un prezzo decisamente concorrenziale.

Secondo i pareri degli acquirenti, il martinetto idraulico a bottiglia prodotto dalla ditta Einhell è il modello ideale da tenere a bordo dell’autoveicolo, grazie alle sue dimensioni compatte che occupano il minimo ingombro.

 

Pro

Ingombri: La sue dimensioni compatte gli permettono di essere tenuto tranquillamente anche a bordo dell\’auto, dato che si tratta di un modello a bottiglia dal minimo ingombro.

Efficiente: Offre una portata massima di ben cinque tonnellate, il che gli permette di sollevare qualsiasi tipo di automobile fino a un\’altezza massima di 36,5 centimetri.

Sicuro: Integra una valvola di sicurezza che lo protegge dall\’eventualità di un sovraccarico, salvaguardando al tempo stesso anche la sicurezza della persona che lo adopera.

Economico: Considerando la media di prezzo dei martinetti idraulici di fascia bassa, il BTHJ 5000 ha il pregio di essere anche discretamente economico.

 

Contro

Forza: Le sue dimensioni ingannano e, nonostante l\’elevata portata, non è adatto a sollevare SUV o furgoni a causa dell\’altezza insufficiente.

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Bes – 12439

 

La scelta del prodotto Bes risponde spesso alla necessità di un trasporto al tempo stesso comodo e funzionale. Dai pareri di numerosi utenti infatti l’oggetto occupa veramente poco spazio, sfruttando al meglio la potenza idraulica così da riuscire a sollevare un peso massimo di 6 tonnellate.

L’asta per procedere al sollevamento è inclusa nella confezione e come tutto il resto è realizzata in metallo. In tanti hanno apprezzato il gioco del pistone che raggiunge un’altezza di 14 cm, aumentabili fino a 7 cm grazie al pistone a vite presente nel cric. La valvola alla base dell’oggetto si occupa poi di riportare in posizione il supporto al termine del lavoro.

Anche il Bes 12439 è un martinetto idraulico a bottiglia nonché il più economico tra tutti quelli esaminati nella nostra guida, ideale soprattutto per chi vuole risparmiare e cerca un prodotto a prezzi bassi.

 

Pro

Elevazione: L\’altezza massima raggiungibile dal pistone è incrementata da un sistema a vite, per cui questo martinetto è adatto anche per sollevare i SUV e i veicoli che hanno un maggiore distacco dal suolo.

Prestazioni: La sua vocazione a sollevare veicoli grossi e pesanti, come i SUV e i furgoni, è confermata anche dalle sue prestazioni di sollevamento; offre, infatti, una portata massima di ben sei tonnellate.

Versatile: Può essere utilizzato senza problemi sia per il cambio gomme, sia per la manutenzione ordinaria del veicolo; date le sue ottime prestazioni è adatto anche come martinetto di scorta in un\’officina professionale.

Dimensioni: È anche compatto quanto basta da poterlo trasportare senza problemi, oppure tenerlo permanentemente a bordo del proprio veicolo.

 

Contro

Comodità migliorabile: Anche in questo caso la valvola di scarico del pistone è risultata alquanto scomoda da azionare; sembrerebbe una limitazione comune dei modelli a bottiglia.

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Forever Speed 25ST2038-01

 

Anche in questo caso la capacità di sollevamento raggiunge un massimo di 2 tonnellate.

Il costo e l’investimento richiesto si giustificano in parte dalla qualità dei componenti che formano il martinetto. La pompa idraulica non perde un colpo mentre la maniglia possiede un’impugnatura che ruota di 360 gradi. Nella parte bassa del mezzo è inserita poi la valvola di protezione, mentre il braccio con cui sollevare e diminuire l’altezza del cric presenta un comodo rivestimento in gomma che aiuta l’utente a non perdere la presa in un momento delicato.

Le quattro ruote consentono un comodo posizionamento, mentre l’altezza varia da 89 mm fino a 359 mm, un angolo di variazione che conserva al tempo sicurezza e un margine ampio di manovra.

Il Forever Speed è consigliato soprattutto a coloro che possiedono il garage e l’hanno attrezzato come una piccola officina, dato che questo martinetto idraulico è un modello a carrello come quello dei meccanici professionisti.

 

Pro

Carrello: I martinetti idraulici a carrello sono quelli che offrono le migliori prestazioni per quanto concerne la maneggevolezza e la praticità d\’uso, e il Forever Speed non fa eccezione.

Dimensioni: Rispetto ai martinetti idraulici a carrello professionali però, come quelli usati nelle officine, il Forever Speed è decisamente più compatto e meno ingombrante.

Prestazioni: Non sono eccellenti come quelle offerte dai modelli a bottiglia con cui l\’abbiamo messo a confronto, ma offre comunque la rispettabile portata di due tonnellate.

Materiali: È realizzato con materiali di buona qualità, infatti gli acquirenti ne hanno apprezzato molto la solidità e la robustezza, e lo considerano un ottimo prodotto.

 

Contro

Prezzo: La qualità è elevata ma, purtroppo, lo è anche il prezzo; ragion per cui è un martinetto idraulico adatto soprattutto per la clientela più esigente.

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Silverline 427711

 

La buona capacità di sollevamento messa in campo dal martinetto lo colloca al quinto posto di questa nostra ideale classifica. Facendo una comparazione con gli altri modelli elencati più sopra, è chiaro come la resistenza e l’utilizzo prevedano un peso massimo di 2 tonnellate.

A fronte di queste specifiche il martinetto Silverline presenta un corpo resistente, realizzato in acciaio. grazie a una comoda barra montabile l’utente riesce a gestire il sollevamento in modo semplice e sicuro, sfruttando la valvola di sovraccarico per capire come e quando si è raggiunto il limite. A livello di variazione dell’altezza si passa dai 158 mm fino a un massimo di 305 mm.

Un range questo che permette diversi posizionamenti a seconda delle operazioni in corso. la custodia in cui riporlo e l’efficacia nel cambio ruote gli hanno valso piacevoli considerazioni da più parti.

Chiudiamo la guida per scegliere il miglior martinetto idraulico con il Silverline 427711, un modello a bottiglia dal costo contenuto ma, secondo alcuni acquirenti, dalle prestazioni altrettanto limitate.

 

Pro

Economico: Trattandosi di un prodotto di fascia bassa, è normale che sia apprezzato soprattutto per la sua economicità, specialmente se lo si usa soltanto per il cambio gomme.

Portata: La massima capacità di sollevamento, secondo le specifiche del costruttore, è di due tonnellate; anche se alcuni acquirenti lo ritengono poco prestante sotto questo aspetto, rispetto agli altri modelli di analoga portata.

Conforme: Pur essendo economico e destinato all\’uso domestico, è un prodotto certificato e conforme alle norme vigenti, che soddisfa tutti gli standard della comunità europea.

Dimensioni: Essendo un modello a bottiglia è decisamente compatto, quindi adatto soprattutto al trasporto in auto.

 

Contro

Prestazioni: Nonostante le specifiche, gli acquirenti lo ritengono un prodotto economico dalle performance limitate, adatto solo per utilitarie e city car.

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Unitec 10008

 

Il primo prodotto che occupa questa classifica riesce nel compito di fornire un supporto a chi deve cambiare la ruota di un mezzo in tempi rapidi. La forma allungata e le ruote alla base consentono un posizionamento e una movimentazione pratica.

La maniglia di colore giallo poi permette di trasportarlo senza affaticare troppo la mano, grazie anche a un peso che non raggiunge i 10 chili. All’interno della confezione è inserita l’asta che si posiziona per sollevare il pistone idraulico. L’altezza di sollevamento raggiunge poi i 340 mm massimi di estensione, una misura ideale nel cambio gomme. Dai commenti raccolti in rete, la sistemazione nella zona inferiore della macchina è questioni di pochi minuti, così come il sollevamento di un lato del mezzo.

Una comodità che può tornare utile a chi non è abituato a maneggiare strumenti del genere con una certa frequenza.

Se siete alla ricerca di un sito dove acquistare un nuovo martinetto idraulico per aiutarvi nel cambio gomme e nella periodica manutenzione della vostra auto, l’Unitec 10008 è uno dei più apprezzati dai consumatori.

 

Pro

Maneggevole: Trattandosi di un modello a carrello come quello usato nelle officine, ma dalle dimensioni più compatte, è molto maneggevole anche in posti stretti e ideale da tenere in garage.

Facile da usare: Le persone che l\’hanno acquistato riferiscono che è decisamente facile da usare, inoltre è molto veloce da piazzare e permette di eseguire il cambio delle gomme in tempi record.

Portata: La portata massima di peso che può sollevare è di due tonnellate; non è molto considerando il peso delle auto di grossa cilindrata, ma permette di lavorare benissimo con macchine fino alle dimensioni di una berlina media.

Materiali: Nonostante non sia un prodotto destinato all\’uso professionale, è realizzato con materiali di buona qualità; gli acquirenti, infatti, lo hanno trovato molto solido, stabile e robusto.

 

Contro

Abbassamento: Il sistema per abbassare il martinetto è alquanto scomodo, bisogna fare molta attenzione a maneggiarlo per evitare l\’abbassamento repentino del pistone.

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Come utilizzare un martinetto idraulico

 

Se avete un’auto non possono assolutamente mancarvi alcuni attrezzi che potrebbero togliervi da una brutta situazione. Quando vi muovete con la vostra vettura, dovete mettere in conto la possibilità di forare una ruota… se poi ne forate due o più, alziamo le mani. Ma torniamo a noi. Avete la ruota di scorta? Buon per voi. Ma se non avete il martinetto idraulico, potrete averne anche due di ruote di scorta, comunque non sarete in grado di montarle. Come sapete, per cambiare la ruota è necessario sollevare l’auto e il martinetto idraulico fa proprio questo.

 

 

A bottiglia o con carrello

Possiamo distinguere due tipi di martinetti con riferimento a quelli per automobili: uno è detto a bottiglia, l’altro a carrello. Questi ultimi li trovate in qualsiasi officina meccanica ma chiaramente sono grandicelli, impossibili da portare nel portabagagli. Non disperate perché se ne vendono anche di decisamente più piccoli ed è su questi che dovete concentrare le vostre attenzioni.

Chiaramente se ne volete anche uno da tenere fisso in garage, il discorso cambia e quello che usa il vostro meccanico va benissimo. Il carrello è molto comodo perché permette di far scorrere il martinetto sotto l’auto. Meglio bloccare le ruote. Quanto ai modelli a bottiglia, si possono posizionare su un cavalletto.

 

Dove posizionare il cric

Le vetture presentano delle zone rinforzate sul fondo proprio per consentire l’uso del martinetto o del cric. Per sapere con esattezza dove si trovano queste zone, potete cercare il manuale della vostra automobile. Questi punti sono detti piastre di sollevamento.

 

 

Usare la leva

Una volta posizionato correttamente il martinetto idraulico, dovete agre sull’apposita leva che permetterà di sollevare la vettura. Raggiunta l’altezza desiderata potete procedere a rimuovere la ruota e sostituirla con un’altra. Come avrete modo di notare voi stessi, non servirà applicare una forza di particolare intensità.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Se siete appassionati di automobilismo e di pneumatici, sapete che ci sono varie teorie sul miglior copertone per ruote. Ecco qui i nostri pareri a riguardo.

 

Se siete qui, significa che anche voi avete sperimentato almeno una volta nella vita la sfortuna di avere un foro nelle ruote della bici. Forse non lo sapete, ma ciò che accade non è tanto che la gomma resta a terra, quanto che viene danneggiata la camera d’aria. 

Nel corso degli anni si sono sperimentati numerosi metodi per evitare queste situazioni spiacevoli, ma una vera e propria soluzione è praticamente impossibile da trovare. Tuttavia, già a partire dal secolo scorso, la tecnologia industriale ha escogitato sistemi nuovi, tra cui il tubeless. Vediamo di cosa si tratta.

 

Cos’è la camera d’aria?

Ogni amante della bicicletta o delle auto che si rispetti, ha avuto a che fare o sentito nominare quella che viene chiamata camera d’aria. La sua invenzione risale al 1888, quando un certo Dunlop, per facilitare il figlio sul triciclo, pensò di unire diversi strati di gomma e riempirli con dell’aria compressa, creando inconsapevolmente il primo pneumatico con questo sistema ad aria.

L’idea si rivelò vincente e rese possibile le successive evoluzioni delle gomme come le conosciamo adesso. Quindi, in soldoni, la camera d’aria altro non è che uno spazio tra i vari strati di uno pneumatico, in cui viene immagazzinata dell’aria compressa, permettendo una guida leggera, sicura e discretamente più facile. 

 

 

I copertoni tubeless

La camera d’aria è stata un’invenzione sensazionale, ma, dalla metà del secolo scorso, ha iniziato a diffondersi una nuova tecnologia chiamata “tubeless”. Se per i primi anni questo nuovo sistema era circoscritto solo al mondo automobilistico, successivamente al brevetto di alcune compagnie francesi, l’idea ha interessato anche le aziende produttrici di biciclette. 

Tra le rivoluzioni principali apportate agli pneumatici, c’è quella di aver eliminato la camera d’aria interna, rendendo impermeabile la gomma e quindi anche più difficile la creazione di fori. 

L’intero sistema è stato progettato su due componenti principali: il cerchio della ruota, realizzato con un profilo diverso che permette una tenuta maggiore, e una copertura dedicata al tipo di gomma utilizzato.

Osservando il canale di tenuta dello pneumatico tubeless, noterete la presenza di due fasce laterali che percorrono tutta la ruota, il cui scopo è quello di mantenere saldo il copertone e custodirne la posizione. 

In effetti, gli pneumatici tubeless sono di gran lunga più rigidi rispetto quelli con la camera d’aria incorporata, perché devono mantenere la compostezza senza l’aiuto della pressione interna. 

Sebbene quasi tutte le biciclette moderne siano progettate per ospitare questo tipo di pneumatici, non disperate se avete ancora la necessità di utilizzare gomme con la camera d’aria. 

A tal proposito, esistono numerosi compressori (controllare qui la lista delle migliori offerte) venduti online che possono fare al caso vostro, poiché facilmente trasportabili. 

 

La tecnologia tubeless ready

Se il primo utilizzo accertato di questo tipo di ruote per bici si attesta al 1999, lo sviluppo tecnologico non si è mai fermato. In particolar modo, le aziende che hanno ottenuto il brevetto per questo nuovo prodotto, hanno progettato una sorta di tecnologia ibrida chiamata “tubeless ready”.

Quest’ultima si compone di cerchi e pneumatici, che uniscono le caratteristiche già conosciute con coperture ancora più rigide, ma senza l’impermeabilità all’aria esterna che vantano altri prodotti. 

Per questo viene consigliato di occludere eventuali fori con della gomma o del lattice, sigillando e incrementando le performance di questo sistema.

 

Vantaggi e svantaggi

Fatte le dovute premesse, vi starete chiedendo quali sono concretamente i vantaggi e gli svantaggi di una tecnologia di questo tipo. Quello che salta subito all’occhio, fin dai primi utilizzi, è che gli pneumatici dotati di sistema tubeless non rischiano di forarsi. 

Inoltre, in mancanza di una camera d’aria, che altrimenti renderebbe davvero arduo girare su bici più particolari come la Mountain Bike, il sistema di flessibilità della gomma vi consente di guidare anche su terreni più dissestati. 

Poiché questo tipo di gomme tenderanno a deformarsi senza subire tagli sulla superficie, è evidente una maggiore sicurezza e una buona percorrenza su qualsiasi manto stradale. Ma non può essere tutto perfetto: infatti, tra il lattice e i cerchi tubeless, il peso delle gomme è maggiore rispetto gli standard. 

Ciò potrebbe creare parecchi fastidi a chi è abituato a utilizzare mezzi più leggeri e quindi a girare con minore forza le ruote. In più, tenete in considerazione che il lattice iniettato negli pneumatici tubeless tenderà ad asciugarsi e a rendere meno equilibrata la ruota con l’andare degli anni e gli utilizzi.

Ma l’aspetto più sconveniente del nuovo sistema è l’eventuale tallonamento che porta alla fuoriuscita della gomma dalle labbra del cerchio. 

 

 

Da standard a tubeless

Se non si possiede una bici con un sistema tubeless già incorporato, è possibile comunque fare una modifica e quindi passare da standard a tubeless. Le opzioni possono essere in effetti quattro: acquistare direttamente una bici tubeless, dei cerchi convertibili in tubeless ready, delle coperture definite UST o TR, oppure comprare due coperture da aggiungere ai cerchi di qualsiasi bici e che possano essere facilmente eliminabili qualora non vi troviate a vostro agio.

Scegliere la terza opzione significa acquistare articoli con la tecnologia sviluppata già incorporata. Questa potrebbe essere la soluzione più veloce e migliore per via dell’impermeabilità all’aria, ma si tratta di un brevetto che hanno in mano solo poche aziende. 

Optando invece per l’ultima opzione, quindi quella di convertire i cerchi normali, bisognerà acquistare un kit apposito e seguire dei semplici passaggi, come la sigillatura della pista interna del cerchio, effettuata prima con del nastro e poi con del lattice. 

Rispetto alle altre opzioni, il prezzo in questo caso è quasi esiguo, considerando che un kit base costa pochi euro e che in più vi permetterà di ritornare al sistema originale.

D’altro canto, bisogna tener conto che, con la mancanza delle parti laterali, è molto più facile che gli pneumatici tubeless fuoriescano dall’alloggiamento. 

 

Le principali occasioni in cui il tubeless è efficace

Prima di procedere a qualsiasi acquisto, è importante che sappiate su quali tipi di attività è consigliato sfruttare una tecnologia tubeless. Di solito sono proprio le case produttrici a spingere sul loro impiego.

Anche le moto o le bici possono godere dei vantaggi derivanti da questa più recente tecnologia. In particolar modo, sono consigliati per sport come il ciclismo su strada, cicloturismo e tutte quelle attività in cui si alternano strade sterrate ad asfalto pianeggiante.

Ad esempio, tra i ciclisti è ormai un pensiero comune quello di utilizzare questo tipo di pneumatici anche su tratti urbani, in virtù dell’inesistente possibilità di foraggio della ruota,  della pizzicatura, oppure di tutte quelle situazioni spiacevoli che, chi viaggia su gomme con camera d’aria, deve sopportare.

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Guidare su strade dissestate può causare danni alle gomme: il problema è più grave quando accade fuori città. Vediamo cosa fare in casi del genere.

 

Chiunque abbia provato a guidare un autoveicolo, una bicicletta o una moto, avrà sperimentato almeno una volta il rischio di incorrere in problemi su strade dissestate. 

Può capitare infatti di bucare uno pneumatico e non è sempre facile capire come comportarsi in questi casi. A tal proposito, leggendo i paragrafi seguenti, vedremo insieme quali sono le azioni da compiere e quali strumenti è più conveniente avere in macchina, nell’eventualità in cui si fori una gomma. 

 

I primi passi da compiere

Ci sono eventi, come la foratura di uno pneumatico, che arrivano inaspettati e in cui nemmeno il miglior compressore può essere utile a riparare il danno. Quando si buca una gomma, la guida diventa difficoltosa e pericolosa, poiché non si riesce più a controllare con facilità la direzione in cui va il veicolo. 

Per evitare ogni tipo di danno, la prima cosa da fare è mettersi in sicurezza, magari parcheggiando il mezzo a bordo strada o dove non può ostruire la normale circolazione. 

La cosa migliore da fare è cercare un terreno pianeggiante, in modo da lavorare al cambio dello pneumatico in totale sicurezza o aspettare qualcuno che vi venga a dare una mano.

Accendete quindi i lampeggiatori di emergenza, per segnalare agli altri automobilisti la vostra posizione e indossate, anche se è giorno, il gilet riflettente. Inoltre, ogni veicolo è provvisto di un triangolo di emergenza che, in casi come questi, deve essere posizionato a 50 m da dove avete accostato, oppure 100 m sulle autostrade. 

 

 

Tutti questi sono passaggi obbligatori, poiché previsti per legge e a cui non ci si può sottrarre. Ora non vi resta che alzare la vostra auto per poter finalmente lavorare al cambio o riparazione della gomma. 

Prendete quindi il cric, che trovate nel kit del vostro veicolo, posizionatelo sotto un punto di sollevamento, quindi alzate l’automobile, svitate la ruota tirandola con forza affinché si stacchi e mettetela da parte. 

 

Dove procurarsi gli strumenti giusti

Vi siete mai chiesti quali sono gli strumenti da avere in macchina e che possono servire in caso di foratura? In commercio esistono diversi kit più o meno completi, che vi permettono di avere tutto ciò che serve in un’unica confezione. 

Ma se non riuscite a trovarli o se volete acquistare ogni strumento singolarmente, potreste chiedere a un gommista qualche suggerimento in merito. Ciò che non deve mai mancare nel bagagliaio è almeno una pezza per pneumatici, per evitare di sporcarvi, ma anche una leva nel caso in cui dobbiate estrarre la ruota forata in attesa di soccorso e, per ultimo, ma non per importanza, un dispositivo per estrarre lo pneumatico ormai inutilizzabile. 

Inoltre, vi consigliamo di tenere sempre a portata di mano un pennarello di colore chiaro per segnare immediatamente dov’è il foro sulla superficie della gomma. 

 

L’eventuale assicurazione

In ambito assicurativo, soprattutto in visione di possibili forature o di soccorsi stradali, ci sono compagnie che permettono di stipulare polizze ad hoc. Questi tipi di contratti vengono identificati sotto il nome di “polizza assistenza stradale” e comprendono nel pacchetto anche l’intervento di un professionista, qualora abbiate forato uno degli pneumatici del veicolo. 

In base alle convenzioni stipulate tra l’agenzia assicurativa e le officine locali, le possibilità di soccorso sono diverse e possono comprendere sia una sostituzione immediata della gomma forata, sia l’intervento di un carro attrezzi che porti il veicolo nell’officina di riferimento. 

Se siete soliti viaggiare su lunghe percorrenze o se l’avete già programmato in futuro, questa scelta assicurativa vi tornerà utile ovunque voi siate. 

 

Prevenire è meglio che curare

Oltre gli strumenti che abbiamo citato, ci sono altre soluzioni che permettono di prevenire disagi come quello della foratura. Alcuni metodi sono più tradizionali, altri più moderni, ma entrambe le tipologie sono utili allo scopo.

Tra le soluzioni più tradizionali, quella di avere una ruota di scorta è la principale, sebbene ci siano alcuni pregi e difetti che vedremo più avanti. Questo però presuppone che sappiate cambiare le ruote con estrema facilità. 

Se non è così, sappiate che da qualche anno le nuove vetture sono già provviste del cosiddetto kit di gonfiaggio. Con quest’ultimo, risparmierete notevole spazio nel bagagliaio, sebbene a livello di utilità non sia la soluzione definitiva, poiché vi servirà solamente per fare brevi tratte, quindi per arrivare alla prima officina disponibile. 

 

Kit di emergenza…

I vantaggi di un kit di emergenza, rispetto alla ruota di scorta, sono presto detti. Come già anticipato, si tratta di uno strumento più moderno, che possiede diversi pregi, ma anche vari difetti, sebbene al momento sia la soluzione che più desta l’interesse delle case automobilistiche. 

Molte di queste, infatti, forniscono questo kit di default nelle proprie vetture. A nostro avviso, tra i pregi che più vengono sottolineati dagli automobilisti ci sono sia l’aspetto economico, sia lo scarso utilizzo dello spazio nel bagagliaio. 

Tra le altre cose, è anche semplice da utilizzare: basterà seguire le istruzioni, quindi sigillare il foro, gonfiare lo pneumatico e riprendere a circolare. Tuttavia, non è una soluzione a lungo termine, ma solo un palliativo per riuscire a raggiungere il gommista più vicino. 

Inoltre sarà anche inutile nel caso di tagli o altri danni più importanti.

 

 

…oppure gomma di scorta

La ruota di scorta è una seconda soluzione, sicuramente più tradizionale, ma altrettanto funzionale, poiché permette di utilizzare direttamente una nuova ruota e quindi continuare il vostro percorso con più tranquillità. 

Nei casi di danni più importanti come tagli o forature, avere una ruota di scorta sarà fondamentale, poiché offre maggiori garanzie. Purtroppo, a differenza del kit di emergenza, è una soluzione parecchio ingombrante e meno pratica, poiché presuppone che sappiate come cambiare una ruota in totale autonomia. 

Chiaramente, non è una soluzione perenne, poiché, per legge, non potrete circolare con il ruotino al posto di uno pneumatico, ma se siete in autostrada e non avete soluzioni, questa appare come l’unica via momentanea possibile.

Di norma, è una delle soluzioni preferibili, poiché, sebbene sia ingombrante e costosa, potrebbe farvi risparmiare soldi a lungo andare.

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Quando si usa l’automobile, può capitare che le gomme si sgonfino in seguito a vari fattori. Vediamo insieme come risolvere velocemente il problema.

 

Chi viaggia spesso in macchina o in moto, avrà avuto modo di vedere la facilità con cui le gomme si possano sgonfiare, soprattutto con l’andare del tempo e dopo diversi chilometri di percorrenza. 

Quando accade, un metodo veloce e comodo per risolvere il problema è quello di andare da un gommista o recarsi in una qualsiasi pompa di benzina e gonfiare le gomme direttamente lì. 

Se non c’è questa possibilità oppure volete muovervi in autonomia, potreste valutare l’acquisto di un buon compressore. Nei prossimi paragrafi vedremo insieme come acquistarne uno valido, il metodo principale da seguire per gonfiare le ruote e alcune caratteristiche di queste ultime. 

 

Com’è fatto uno pneumatico

Si tratta di un elemento fondamentale per mezzi come auto, bici, moto e monopattini elettrici: scegliere le giuste misure e saper leggere bene le informazioni scritte all’esterno sono azioni  utili per capire meglio come eseguire il gonfiaggio delle gomme. 

Ogni pneumatico è provvisto di un battistrada, ovvero di quella parte della ruota che tocca il manto stradale e il cui spessore non deve essere mai minore di 1,6 mm. Ciò serve per evitare che la gomma, resa liscia dopo km di corsa, possa farvi scivolare sulla strada in condizioni climatiche avverse, come in caso di pioggia, vento o neve. 

Un’altra caratteristica da tenere in considerazione è la circonferenza, che varia in base al peso del carico trasportato, ma anche al cerchione della ruota che deve sostenerlo. Per evitare di fare acquisti errati, fate una piccola ricerca riguardo il “Regolamento Ece-Onu n. 30”, di cui devono essere rispettate prevalentemente le Direttive 92/23 Cee.

 

 

Scegliere un buon compressore

Il compressore è uno degli strumenti più utili che si possano avere in macchina: negli ultimi anni, le aziende che lo producono hanno rivolto l’attenzione alla comodità e facilità di utilizzo e trasporto. 

Infatti, da diverso tempo, alcuni dei compressori presenti in commercio sono dotati di una batteria ricaricabile interna e non necessitano di un collegamento con la presa elettrica per funzionare. 

Ma, per capire quale compressore acquistare, di modo che possa essere adatto alle vostre necessità, tenete a mente alcune caratteristiche imprescindibili: la capacità del serbatoio e la pressione dell’aria. 

Per quanto riguarda la capacità di contenimento del serbatoio, sappiate che esistono varie tipologie che vanno da un minimo di 13 litri, fino a più di 25, per arrivare anche a 100 litri. Le potenzialità che ne derivano, variano a seconda dell’impiego che ne dovete fare. 

La pressione dell’aria invece, misurata in bar e PSI, in proporzione di 1:14,5, vi servirà a capire con quanta forza viene emesso il getto d’aria dal compressore e quindi scegliere l’articolo migliore o modificare quello che già avete, a seconda dello scopo per il quale lo avete preso.

 

La pressione ottimale degli pneumatici

Sapete perché è importante avere le gomme del veicolo sempre gonfie? Non è solo per un motivo estetico e di praticità, ma anche perché entra in gioco anche un fattore sicurezza e risparmio. 

Avere le gomme sgonfie si traduce in difficoltà di frenata del veicolo e in un dispendio maggiore di carburante, poiché il movimento sarà più difficoltoso. Ma si possono incontrare problemi anche quando le gomme sono troppo gonfie, soprattutto su una strada non regolare, in quanto potrebbero facilmente forare o scoppiare per la pressione dell’aria.

Secondo la legge, quella ottimale si aggira intorno ai 2/2,4 o 3 bar. Tuttavia, ogni casa automobilistica fornisce il veicolo di un libretto su cui sono indicate le giuste informazioni riguardo le gomme presenti sulla macchina. 

 

Gonfiare le gomme della macchina

Prima di iniziare a gonfiare le gomme dell’auto, verificate quanta aria c’è all’interno, per evitare problemi dovuti a un eccessivo rigonfiamento, che sia in eccesso o in difetto. Una volta capito quanta pressione c’è al loro interno, potrete passare allo step successivo. 

Avvicinatevi alla pompa del compressore, che sia vostro o del benzinaio, e assicuratevi che sia adeguato alla valvola Schrader delle gomme, facendo una piccola prova. Quindi togliete i tappi alle valvole e metteteli da parte, facendo attenzione a non perderli, in quanto sono molto piccoli. 

A questo punto basterà gonfiare ogni gomma collegando la valvola alla pompa e facendo uscire il getto d’aria compressa tramite l’apposito strumento. Date sempre un’occhiata al manometro che vi indica la pressione, in questo modo avrete sotto controllo quella interna alla gomma. 

Adesso tenete ben salda la pompa e non preoccupatevi del rumore del compressore, che non è mai uno strumento silenzioso. All’inizio dovrebbero bastare pochi secondi per completare l’operazione, ma se sentite che l’aria compressa tende a uscire fuori, controllate che l’imboccatura della pompa sia agganciata alla valvola o se ci sono fori e tagli sul battistrada, che potrebbero compromettere la riuscita della vostra operazione. 

Nell’ultimo caso, è buona norma fermarsi e recarsi da un gommista per un controllo dello pneumatico. 

 

 

Ogni quanto controllare la pressione?

Più si utilizza un veicolo e più la pressione dell’aria degli pneumatici tende a scendere. Del resto, le quattro ruote devono sostenere un peso importante, muovendosi su strade che molto spesso non sono pianeggianti ma dissestate: questo le rende più sgonfie ogni giorno che passa.

Una gomma nuova o tenuta bene, ha una durata abbastanza lunga. Per questo motivo viene consigliato da qualsiasi gommista di controllare la pressione dell’aria ogni 2/3 mesi, anche nel caso in cui il veicolo non venga utilizzato spesso. 

Infatti, a livello fisico, il calore estivo tende a dissipare più velocemente l’aria all’interno della gomma, mentre il freddo invernale ha un’azione diversa. Per togliersi ogni dubbio, tenete in considerazione un controllo della pressione dell’aria nelle gomme, almeno una volta ogni 5000 km, facendo un check-up generale anche del battistrada, così da eliminare qualsiasi dubbio sulla sicurezza del vostro veicolo.

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Sebbene avere un veicolo non sia più un lusso, servizi e prodotti come il carburante, restano in una fascia alta di prezzo. Vediamo alcuni metodi per risparmiare.

 

Da quando siamo entrati nell’euro, molti dei prodotti e dei servizi che prima avevano un prezzo abbordabile per tutti, sono improvvisamente saliti in quella che è la fascia più alta. 

Altri invece sono diventati beni lussuosi, mentre il costo della vita in generale è tendenzialmente aumentato. 

Anche se avere un veicolo proprio o condiviso non è più un bene di lusso come poteva esserlo 60 anni fa, tra costi di mantenimento e, soprattutto, il carburante, si finisce per spendere una cifra molto importante.

Questo elemento è però indispensabile per far sì che l’auto cammini, per cui abbiamo pensato di fornirvi alcuni spunti su come risparmiare dei soldi e riuscire a sostenere le numerose spese mensili tra diesel, benzina o gpl.  Vediamo insieme i cinque metodi principali per salvaguardare il vostro portafoglio.

 

Alcuni consigli tecnici

Tra i consigli più tecnici che potete utilizzare per evitare di spendere i vostri soldi dal meccanico, c’è quello di sostituire spesso le candele, che sono economiche e facili da smontare e rimontare. Il nostro suggerimento è quindi di non aspettare i classici 100.000/150.000 km prima di cambiarle.

Potete farlo da soli o con l’aiuto di un amico: ciò vi permetterà di sorpassare il fatidico momento in cui spendere altri soldi dal meccanico, pagando giustamente sia la manodopera, sia il costo delle candele della vostra auto. 

Un ulteriore ragguaglio è quello di controllare spesso, e a macchina spenta e fredda, la pressione delle gomme. Fate un check up almeno una volta ogni due o tre settimane e assicuratevi che la pressione dell’aria sia esattamente al livello consigliato dalla casa automobilistica del vostro veicolo. 

Muoversi su una macchina con delle gomme sgonfie, vi farà utilizzare maggior carburante, poiché sia in caso di frenate, sia in caso di accelerazioni, il motore dovrà fare uno sforzo maggiore. 

Quindi, nel caso in cui ci sia da aggiungere altra aria negli pneumatici, vi consigliamo di munire la vostra auto di un ottimo compressore tra quelli in commercio. Fate inoltre attenzione alla coppia espressa dal motore. 

Se dovete acquistarne uno, vi tornerà inutile comprare quello il cui numero di giri superi la quantità offerta dal vostro veicolo. A tal proposito, una coppia tra 2200 e 3000 giri è un buon affare, poiché consuma di meno.

 

 

Le scelte migliori 

Sembra scontato, ma non lo è: prendersi cura della propria auto vi porterà vantaggi in termini di costi da sostenere nel tempo. Ma curarla significa anche fare carburante in maniera intelligente. 

Vi consigliamo di fare sempre il pieno, per evitare di dover fare piccoli rifornimenti, ma anche di non rabboccare carburante prima che la lancetta sia a un quarto di serbatoio. Soprattutto quando fa freddo, questo comporta due cose: evita la condensazione e l’eventuale malfunzionamento della pompa di benzina della vostra auto e permette di usare una quantità minore di carburante, poiché il veicolo girerà con un carico leggero nel serbatoio. 

Inutile dire che uno dei segreti è anche quello di cercare le stazioni di servizio che offrono un rifornimento a basso costo. 

 

Una guida più intelligente

Molti non ci credono, ma tra le accortezze più utili, quella di avere una guida orientata verso un minor consumo di carburante è la migliore. Quanti di voi hanno il vizio di sostare in doppia fila con il motore acceso? Magari siete anche soliti fermarvi con l’aria condizionata al massimo, perché fa troppo caldo. 

Purtroppo tutto ciò non è funzionale al risparmio, perché c’è da considerare che, pur stando fermi, la vostra macchina sta utilizzando carburante. Sarà invece più conveniente parcheggiare e muoversi a piedi, piuttosto che fare 0 km finendo il carburante nel serbatoio. 

Ancora, a scuola guida, tra le prime cose che vengono dette c’è: “Guidate a una velocità costante”, perché secondo voi? In effetti è un primo consiglio utilissimo per risparmiare carburante, perché facendo frenate brusche o accelerazioni improvvise, utilizzerete praticamente lo stesso quantitativo impiegato per raggiungere una certa velocità. 

Infine, è buona norma iniziare a rallentare anticipando gli eventuali stop e semafori rossi, evitando di fermarvi continuamente e quindi sprecare carburante per ripartire immediatamente da fermo. 

 

Qualche consiglio durante la guida

Anche usare l’aria condizionata significa utilizzare molto carburante. Dai più esperti viene consigliato di attivarla solo in autostrada, cercando invece di sfruttare i finestrini nei percorsi cittadini o in brevi tratte extra urbane, aprendoli e facendo entrare aria da fuori. 

Questo perché, secondo recenti studi, l’aria condizionata aumenta il consumo del 10%, soprattutto se attivata a una velocità di crociera inferiore ai 50/60 km/h. Ma pensate anche che, nei mesi più caldi, in cui il sole batte forte, è buona norma cercare parcheggio all’ombra. 

In questo modo, quando tornerete a prendere la macchina, potrete evitare di accendere l’aria condizionata per non morire dal caldo, impedendo alla parte di acqua contenuta nel carburante di evaporare nel serbatoio. 

Per questo motivo, negli ultimi anni, quasi tutti i veicoli sono dotati di serbatoi con chiusura ermetica. Infine, se vi trovate su discese o salite, cercate di evitare di cambiare marcia continuamente, piuttosto utilizzate intelligentemente il pedale del freno e dell’acceleratore.

Cosi facendo l’utilizzo del carburante sarà quasi dimezzato, risparmiando così notevoli quantità in vista di altri percorsi più rettilinei.

 

 

Tieni traccia dei miglioramenti

Utilizzando le accortezze presenti nei paragrafi precedenti, vi consigliamo di tenere traccia, di volta in volta, di quanti km percorrete con un pieno, considerando le eventuali deviazioni, salite e discese e tutto quello che andrà a modificare il risultato. 

Se, nel corso dei mesi, riuscite a notare un consistente risparmio di denaro per il carburante, allora significa che avete seguito alla perfezione i nostri suggerimenti. Sia chiaro che i risultati possono variare anche in base al tipo di carburante utilizzato, perché un veicolo diesel svuoterà più lentamente il serbatoio rispetto a un veicolo benzina. 

Sono totalmente sconsigliati metodi illegali, come sfruttare le scie di altri mezzi come le ambulanze per evitare il traffico e quindi utilizzare meno carburante. Non bisogna dimenticare che è sempre meglio guidare sicuri, con le cinture ed evitando incidenti.

In conclusione, se dopo mesi, dalla vostra analisi riscontrate che non ci sono stati cambiamenti in positivo, valutate l’opzione di andare da un meccanico per controllare eventuali perdite di carburante, oppure cambiate direttamente auto, nel caso in cui si tratti di un vecchio veicolo.

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Analisi delle tre tipologie di gomme e del supporto che assicurano a chi si mette al volante.

 

Attraverso uno studio delle tre tipologie di pneumatici, esaminiamo la risposta e le risorse che ognuno dei tre modelli sa offrire all’automobilista.

 

La tipologia invernale

Il modello di pneumatico invernale ha dalla sua una serie di caratteristiche particolari nella struttura delle lamelle che compongono il battistrada. Sono infatti progettate per mantenere una migliore aderenza nel momento in cui il fondo stradale risulta ricoperto di neve. Da notare che questi pneumatici recano la dicitura M+S, pensata per chi cerca un modello capace di affrontare senza difficoltà sia un fondo con fango sia la neve. 

Queste gomme staccano e segnano una netta differenza rispetto agli altri modelli proprio in queste condizioni. La questione centrale è legata alla maggiore o minore aderenza che ognuna di queste tipologie è in grado di offrire e proporre, con relativa gestione della guida e tempistiche più o meno rapide di risposta del mezzo al momento della frenata. Presa come punto di riferimento un’auto che viaggia a 100 km/h si è visto come la risposta e la responsività di un pneumatico invernale si dimostra molto particolare, evidenziando così la natura specifica del prodotto. 

In primavera/estate, con temperatura dell’asfalto che può raggiungere anche temperature notevoli, montare un pneumatico invernale può causare diversi inconvenienti, primo tra tutti un consumo eccessivo del battistrada che può letteralmente sciogliersi, rilasciando così parte degli oli contenuti nella mescola, che va mano mano a perdere in tenuta. I 38 metri che impiega un mezzo che monta pneumatici estivi per frenare arrivano a ben 51 metri per chi invece ha scelto di non sostituire quelli invernali che tiene a bordo. 

Tra gli pneumatici invernali venduti on line, si trovano tipologie e proposte variabili, pensate per chi vuole investire cifre anche differenti, senza però tralasciare il fatto che quando arriva la stagione, il cambio non solo è necessario ma è anche vantaggioso, sia per durata sia per mantenere alto il livello di sicurezza e affidabilità. 

 

 

Gomme estive

Dagli studi svolti si è visto come la categoria degli pneumatici estivi si comporta bene nel corso di tutte le stagioni, con esiti e una distanza nella frenata che mediamente soddisfa quanti vogliono una soglia e tempistiche adatte a un fondo libero da ghiaccio e neve. 

Sono proprio queste condizioni a evidenziare tutti i limiti e anche certa pericolosità quando la situazione si presenta in questo modo. 

Con asfalto bagnato e una temperatura esterna di 10 gradi, si è visto come gran parte degli pneumatici si assestano sulla stessa misura, oscillando tra i 40 e i 43 metri. Passando alla stagione invernale e con asfalto asciutto la cosa si ripropone, con esiti e prestazioni che avvicinano le tre tipologie di pneumatici. Il vero passaggio si ha però quando il manto stradale è bagnato e nel momento in cui è caduta della neve. Si passa dai 39 metri necessari a bloccare un mezzo che procede a 100 chilometri orari su una macchina che monta pneumatici invernali, arrivando a 45 metri per un mezzo che monta delle ruote estive. 

Se la cifra non sembra così elevata, la questione però comincia a farsi decisamente più seria nel momento in cui la neve domina e ricopre il manto stradale. In questo caso e in presenza di ghiaccio la situazione diventa veramente seria, con l’assoluta necessità di avere a bordo pneumatici di tipo invernale per non rischiare di andare a sbattere o perdere il controllo del mezzo.

 

 

Pneumatici All season

Si tratta di una tipologia studiata per rendere al meglio secondo diverse condizioni dell’asfalto. I modelli di nuova generazione hanno dalla loro un’effettiva versatilità, pensata per rendere al meglio nel corso di momenti diversi e con un valore che affianca il modello All season alle prestazioni dei fratello invernali quando si hanno situazioni di manto stradale innevato o fondo ghiacciato. 

Le metriche legate alla distanza e alla lunghezza necessaria per la frenata sono molto vicine tra loro. Si riesce così a capire come questa possa essere la soluzione per chi vive o si sposta in zone che presentano particolari situazioni e una presenza di asfalto asciutto, bagnato, con neve o ghiaccio nel corso dei diversi momenti dell’anno.

Sconsigliamo nel modo assoluto di tenere pneumatici invernali (ecco la lista dei migliori prodotti) durante l’estate, rischiando così di ridurre il loro ciclo di vita e la qualità stessa della resa finale. Il periodo di tempo in cui è obbligatorio montare gli pneumatici invernali parte dal 15 di ottobre fino al 15 aprile dell’anno successivo. Per questo fate attenzione a quanto presente sul vostro parco gomme, evitando sorprese spiacevoli.

 

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Analizziamo insieme i pregi e difetti di entrambe le soluzioni così da fare un quadro più chiaro e aiutarvi nella scelta.

 

Uno sguardo ai pneumatici invernali

Fatta eccezione per chi pensa che esistano degli pneumatici invernali per auto e moto ci teniamo a fare subito la precisazione che quando si parla di questi modelli si sta facendo esplicito riferimento alle gomme da montare su un mezzo a quattro ruote. In caso di neve o ghiaccio i motocicli non devono assolutamente girare, mettendo a serio rischio la vostra incolumità e quella di chi vi circonda. 

 

 

Detto ciò procediamo col dire che si tratta di pneumatici pensati e progettati per dare il meglio specialmente con un fondo innevato in modo non eccessivo e che può presentare anche del ghiaccio. Un aspetto da aver presente è legato alla dicitura M+S, ovvero a quella capacità di gestire bene un fondo fangoso o quello con un sottile manto nevoso. La mescola di cui sono fatti questi pneumatici assicura una certa aderenza e funziona in maniera molto buona specie quando la situazione e la temperatura scendono di molto. 

I vantaggi di montare questi pneumatici sta molto nel superare problemi legati alla tempistica in cui vanno tenuti sul mezzo queste gomme. La legge infatti prevede che da metà ottobre fino al 15 aprile è obbligatorio montare questo tipo di pneumatici. Importante ricordarsi di rimuovere questo tipo di gomme nel momento in cui scade il termine, specie perché avere quelle gomme può creare dei problemi e un consumo eccessivo degli pneumatici rispetto ai modelli estivi o a quelli all season. 

Il lato negativo riguarda principalmente il costo di queste gomme, tra le meno economiche e che necessitano di uno stoccaggio particolare. Al momento di confrontarsi con una nevicata più intensa la gomma invernale non riesce a bastare da sola, ma va accompagnata anche al montaggio delle catene.

 

Le catene da neve

Al giorno d’oggi, per fortuna la tecnica ci ha messo la sua aiutando e migliorando la gestione e il montaggio, il vero tallone d’Achille delle catene da neve. Da questo punto di vista la questione che va considerata guarda molto alla semplicità e alla versatilità con cui si riescono a sistemare e si dimostrano molto utili da tenere in macchina per qualsiasi evenienza, specie quando si crea la situazione per cui c’è veramente molta neve sulla strada. Il problema delle catene di oggi è da una parte legato anche alle macchine di oggi. 

I modelli presenti sul mercato infatti offrono veramente poco spazio tra la ruota e il parafango, un tema di non poca importanza specie per chi ha necessità in tempi brevi di sistemare al meglio le catene. Un altro punto di centrale importanza riguarda lo scenario con cui confrontarsi e nel quale inserire le catene. In presenza di una situazione meno problematica è indubbio che inserire e togliere di volta in volta le catene possa alla lunga stancare e creare più di un problema. 

Dal punto di vista economico poi la situazione si mantiene su una dimensione meno onerosa per l’utente, specie se paragonata all’acquisto di pneumatici invernali. Al momento di arrivare sull’asfalto asciutto tenere le catene è un comportamento criminale, che rovina non solo gli stessi pneumatici ma anche il fondo stradale e il supporto stesso. Si creano così danni multipli che con un poco di buon senso è possibile evitare facilmente. 

 

 

Considerazioni finali

Si capisce dunque che pneumatici invernali (ecco i migliori modelli) da un lato e catene da neve dall’altro hanno pregi e difetti di cui è opportuno informarsi. Per chi vive in zone soggette a forti nevicate e gelate la combinazione di entrambe dovrebbe essere l’aspetto da preferire, lasciando così una protezione adeguata e una copertura capace di sfruttare al meglio tutto il necessario per rendere lo stile di guida e la dimensione del supporto adatta al fondo stradale che si va affrontando. 

C’è da dire che la mancanza di entrambi va a incidere in maniera determinante sulla sicurezza e la maggiore o minore capacità di controllo del mezzo. Una volta però che tutto questo trova la sua giusta misura non è più un problema capire quando è il momento migliore per montare gli pneumatici da neve e quando tirare fuori le catene dal bagagliaio del mezzo. 

In uno sfondo in cui la neve è la normalità è auspicabile l’acquisto di pneumatici adatti a questa stagione, nel caso in cui invece l’uso della macchina è circoscritto a momenti e necessità laterali, in uno scenario in cui la neve è l’eccezione e non la regola, le catene da neve possono offrire quel supporto necessario per cui poter uscire da una situazione scomoda nel minor tempo possibile. 

Dalle normative vigenti si vede poi come è auspicabile durante la stagione fredda tenere nel bagagliaio questo supporto da collocare sulle gomme, una premura in più di cui non pentirsi e da tenere in conto al momento di una nevicata che ha imbiancato le strade.

 

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Analisi della categoria di gomme pensate per la stagione più fredda e loro evoluzione nel corso del tempo.

 

Sfruttare al meglio la categoria dei pneumatici progettata per il periodo invernale non solo mette al riparo da possibili problemi legati alla guida ma influenza anche una scelta che può far risparmiare in caso di controlli e verifiche stagionali.

 

La sfida

Al giorno d’oggi parlare di migliori pneumatici invernali potrebbe sembrare ovvio ma la questione e il tema non sono in realtà così scontati. I grandi marchi di produttori si stanno concentrando sempre più su prodotti altamente specializzati, in grado anche di fornire quel supporto che va oltre il semplice manto stradale con neve ma che ben si adatti anche a un fondo bagnato e con temperature decisamente rigide. 

 

 

Il punto su cui i produttori lavorano in continuazione riguarda la maggiore e minore adattabilità di queste gomme al tipo di frenata che si andrà a realizzare e al profilo più o meno dinamico offerto in fase di guida. Guardando alla tipologia di auto si capisce che a fronte di un mercato automobilistico che sempre si rinnova con maggiore interesse e intensità, il montaggio su un modello di macchina che ha già alle spalle un certo periodo di tempo di gomme di ultima generazione apporta un vantaggio non da poco a chi pensa di procedere con il cambio. Si monta così la miglior tecnologia del momento su un un mezzo che tanto attuale al momento non è. 

Si vede dunque che il mercato e lo studio puntano nella direzione non solo della nuova vettura sul mercato ma vogliono adattarsi anche a un sistema sempre più dinamico di controllo del mezzo. Quindi largo all’inserimento di tasselli e lamelle sempre più tecnici e dal nuovo concept, capaci anche di stupire e fornire il giusto supporto anche senza evidenti e appariscenti qualità. 

 

Passato e presente delle gomme

Volgendo lo sguardo a un tempo in cui la tecnologia e attenti studi di settore non andavano ancora a creare grosse differenziazioni e specificità, si può vedere la graduale “sportivizzazione” dei pneumatici estivi, un aspetto che è andato a toccare e influenzare anche le ruote montate su macchine utilitarie. Ne è conseguita una ridotta aderenza di questi ultimi in caso di un fondo freddo e con neve, una maggiore rigidità e un ridotto grip. 

La scomparsa progressiva su queste gomme delle lamelle che andavano a presentarsi e a definire il battistrada, così come una mescola pensata per resistere all’usura delle alte temperature ha eliminato quella tipologia “di mezzo” di gomme che esistevano un tempo. 

Al livello di prestazioni i modelli di oggi offrono numerosi vantaggi in più ma in quanto a versatilità si è andato via via assottigliando la questione.

I punti forti su cui concentrare l’attenzione sono il battistrada e la tipologia della mescola. Ai tasselli pieni dei pneumatici estivi si impone quello degli invernali con un pneumatico scolpito e l’aggiunta di lamelle a fornire le giusta presa sulla strada. La mescola è l’altro aspetto invece meno evidente ma altrettanto importante. La morbidezza degli pneumatici invernali e l’elasticità anche a basse temperature si va a sommare anche all’aderenza che è un requisito centrale per chi guida e si trova a voler mantenere il giusto feedback alla guida. La combo del battistrada lamellare più morbidezza e reattività della mescola, rende dunque il pneumatico invernale mediamente più versatile rispetto a quello estivo, in quegli scenari con asfalto umido e bagnato.

 

 

Segni distintivi del pneumatico invernale

Facendo riferimento al Codice della Strada, si vede come un primo elemento con cui identificare un pneumatico invernale è rappresentato dalla sigla M+S. Le due lettere identificano rispettivamente il fango (mud) e la neve (snow). Tutte le gomme termiche riportano questa indicazione su un fianco. 

Per andare però a colpo ancora più sicuro è ad altri due elementi che vi suggeriamo di guardare. Da un lato la simbologia di un albero e dall’altro quella del fiocco neve. Si tratta di simbologie che determinano e richiamano specifici test realizzati su un fondo invernale, alzando ancora di più l’asticella dell’affidabilità del prodotto. In Italia la legge stabilisce l’utilizzo di questa tipologia di pneumatici per un periodo che va dal 15 di novembre fino al 15 di aprile dell’anno successivo, con un tempo di adeguamento e di passaggio agli altri tipi di pneumatici stabilito entro 30 giorni dalla fine del limite massimo.

Qualora invece il vostro mezzo monti gomme “all seasons” questo adeguamento non è necessario, avendo già a disposizione un tipo di gomma adattabile e che garantisce una buona sicurezza e controllo nelle diverse situazioni di guida e con scenari ambientali variabili. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Ordinanze e informazioni legate alla circolazione dei motocicli in caso di neve e ghiaccio

 

Muoversi e circolare durante il periodo invernale comporta anche per i motociclisti alcune premure e considerazioni che devono confrontarsi con le direttive del Ministero dei Trasporti in materia di sicurezza stradale durante il suddetto periodo. Vi invitiamo dunque a prestare attenzione, capendo dove si colloca il giusto limite e la situazione per cui si possono o meno montare degli pneumatici invernali.

 

Il punto

Quando arriva il freddo scatta in automatico la decisione di avere a portata di mano o direttamente montati sul mezzo degli pneumatici invernali da auto o da scooter. Si tratta di una scelta che risponde anche all’adattamento che una ruota progettata per un determinato periodo riesce ad offrire in termini di tenuta di strada, sicurezza e consumi. Una ruota invernale (detta anche termica), presenta una mescola e delle lamelle ideali per una migliore tenuta stradale, così che la moto può muoversi rispettando i limiti imposti per la velocità in quel determinato lasso di tempo. 

 

 

A monte però esiste e vige una precisa prescrizione di legge che chiarisce e mette un punto chiaro e netto sulla questione ghiaccio e neve. In presenza di uno o entrambi questi elementi nessun veicolo come ciclomotore o moto può circolare, indipendentemente dal pneumatico montato. La Circolare di riferimento è quella datata 27 maggio 2017 del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Il testo conferma che nel periodo stabilito dalla stagionalità, i mezzi a due ruote possono montare pneumatici di tipo M+S con una velocità inferiore rispetto al codice riportato dalla carta di circolazione fino a un minimo di 130 km/h. 

 

Periodo stagionale di riferimento

Con questo lasso di tempo viene indicato una serie di mesi in cui sono in vigore le ordinanze Invernali. Nello specifico si tratta di un tempo che va dal 15 novembre al 15 aprile, con un lasso di tempo che si allarga a trenta giorni scaduto il limite, come periodo di adeguamento degli utenti a quanto previsto dalla legge, potendo così procedere al montaggio e allo smontaggio degli pneumatici. Il tema su cui si potrebbe fare confusione riguarda pertanto la situazione in cui ci sia ghiaccio o neve  sulle strada o sia in corso una forte nevicata. 

Di fronte a questo scenario non c’è pneumatico invernale che tenga e i mezzi a due ruote devono restare fermi e non possono in alcun modo circolare. La scelta poi di montare durante la stagione fredda delle gomme termiche, ovvero quei pneumatici con indicazione M+S è appunto un aspetto di pertinenza dell’utente e non un obbligo come invece accade per gli automobilisti. 

Si capisce dunque che, se da un lato la questione dei pneumatici invernali diventa centrale per chi guida un mezzo a quattro ruote, rischiando in caso di controlli multe severe, dall’altro questo non accade per il motociclista che in sostanza può montare nel corso dell’anno sempre le stesse gomme. 

La questione però cambia al momento di una nevicata o in presenza di ghiaccio sulla strada. In quel caso infatti un’auto equipaggiata con pneumatici M+S e con catene a bordo può affrontare la strada senza paura di incorrere in multe e altre spiacevoli situazioni.

Di tutt’altro avviso è invece la questione per chi si trova in sella a due ruote. Non c’è possibilità di uscire con la propria moto con una situazione del genere, lasciando dunque il mezzo parcheggiato in attesa che il tempo migliori.

 

 

Conclusioni

Da quanto si è letto si comprende l’importanza di seguire scrupolosamente quanto affermato e stabilito dalla legge. La scelta di uscire con la moto e affrontare un fondo stradale sconnesso e poco stabile, vi espone a una serie di rischi elevati che possono mettere in serio pericolo l’incolumità del guidatore e del passeggero.

Per questo godetevi al meglio l’esperienza di guida fornita da una moto o un ciclomotore, ricordando però che al primo accenno di neve o in caso di un fondo ghiacciato è meglio parcheggiare il tutto in una garage e godersi la nevicata dietro le finestre di casa, al calduccio.