Ultimo aggiornamento: 12.11.19

 

L’impatto ambientale degli pneumatici ha raggiunto dimensioni allarmanti, ma in Italia è stato trovato un modo per trasformare i copertoni usati in una risorsa per il futuro.

 

Lo smaltimento degli pneumatici fuori uso ha sempre rappresentato un grosso problema, in passato non esisteva ancora una tecnologia adeguata a permettere il riciclaggio della gomma vulcanizzata; di conseguenza i vecchi copertoni finivano irrimediabilmente con l’essere smaltiti nell’ambiente in zone discarica, autorizzate o meno che fossero, seppelliti oppure semplicemente scaricati in mare. Col passare degli anni e con l’aumento del traffico automobilistico a livello mondiale, questo problema ha raggiunto dimensioni sempre più vaste e allarmanti, ma ulteriori studi stanno dimostrando come tutto ciò rappresenti soltanto una piccola parte del problema.

 

La pericolosità delle microplastiche

Il nocciolo della questione, infatti, è l’abnorme quantità di plastica che sta inquinando gli oceani di tutto il mondo, e nello specifico le microplastiche, che sono considerate di gran lunga le più pericolose fra tutte le materie di scarto che finiscono in mare. Dal momento che le dimensioni microscopiche di queste particelle fanno sì che vengano ingerite dal plancton, infatti, a differenza degli altri rifiuti queste finiscono con l’entrare di fatto nella catena alimentare.

Il plancton assimila le particelle microscopiche di plastica e poi viene a sua volta ingerito da pesci e molluschi, i quali vengono poi pescati e venduti a supermercati, ristoranti e industrie alimentari. Il loro viaggio termina quindi sulle nostre tavole e, successivamente, nel nostro corpo, con tutte le conseguenze nefaste che ne possono derivare per la salute.

Per quanto possa apparire sorprendente, numerosi studi recenti hanno dimostrato che quasi il 50% delle microplastiche contenute negli oceani, proviene dall’usura di pneumatici, pastiglie dei freni e asfalto. Anche le lavatrici sono menzionate come responsabili di questo tipo di inquinamento, dal momento che a ogni lavaggio le fibre tessili di origine sintetica, come il poliestere e il nylon, si consumano rilasciando particelle microscopiche di plastica che vengono poi scaricate insieme all’acqua del lavaggio, e attraverso le fogne raggiungono infine i mari.

Ma non finisce qui purtroppo, le microplastiche si trovano anche nei cosmetici, soprattutto negli scrubber usati per rendere la pelle liscia e morbida, in molti dentifrici, nei bastoncini cotonati più economici e in una miriade di altri prodotti commerciali di uso quotidiano.

 

 

Gli pneumatici fuori uso

Se il problema delle microplastiche è più difficile da gestire, dal momento che nemmeno i filtri degli attuali depuratori sono in grado di trattenere il particolato più sottile, il discorso cambia quando si tratta degli scarti macroscopici, e in particolar modo i PFU, ovvero gli pneumatici fuori uso.

Lo sfarinamento dei copertoni, infatti, continua ad avvenire anche dopo che sono stati usati. Le tristi immagini dei fondali marini di alcune zone, anche lungo i nostri litorali, o quelle delle discariche a cielo aperto e delle montagnole di vecchi copertoni seppelliti, appaiono sempre più spesso sia nelle cronache dei media sia fisicamente, in molte zone periferiche delle nostre città e addirittura in zone rurali e boschive. 

Per porre un freno a tutto ciò, a partire dal 2006, l’Unione Europea ha sancito il divieto di smaltimento degli pneumatici fuori uso e ha stanziato dei fondi per le aziende che operano nel settore del recupero dei vecchi copertoni.

Il primo indotto a subire un potenziamento è stato quello degli pneumatici rigenerati, che però ha avuto scarsi risultati vista la poca fiducia degli automobilisti nei riguardi di queste gomme. I timori ovviamente sono del tutto infondati e derivano soltanto da una mancanza di informazione, visto che l’unica limitazione degli pneumatici rigenerati è relativa alla durata offerta, che è inferiore rispetto a quella dei convenzionali. Il loro costo, però, è altrettanto basso e quindi molto conveniente per chi non percorre elevati chilometraggi.

 

La rivoluzione degli pneumatici verdi

Uno dei più grossi ostacoli alla creazione di un ciclo virtuoso per il riciclo degli pneumatici usati, come accennato all’inizio del nostro articolo, era l’impossibilità di trattare la gomma vulcanizzata.

Dopo il veto sullo smaltimento del 2006, però, in tutta Europa sono nate diverse società e consorzi finalizzati alla ricerca di un metodo sostenibile. Grazie alle nuove tecnologie è stato possibile mettere a punto un procedimento in grado di devulcanizzare la gomma riportandola alle proprietà originali. In questo modo è stato possibile trasformare i vecchi copertoni in granulato di gomma riciclata, adatto per una vasta di impieghi che vanno dall’edilizia fino al reintegro nello stesso ciclo di produzione degli pneumatici.

È inutile dire che le applicazioni sono veramente molte, parecchie già in atto, ci limiteremo quindi a citare il progetto portato avanti dal consorzio italiano EcoTyre, che con il granulato di gomma è riuscita a creare quelli che ha definito pneumatici verdi, in quanto realizzati con una mescola contenente un’alta percentuale di granulato.

Nei test effettuati da EcoTyre e presentati all’Autopromotec 2019, tenutosi di recente a Bologna, gli pneumatici verdi hanno dimostrato di essere tra i migliori pneumatici in termini di resistenza e durata, e il consorzio italiano si è visto piovere addosso un boom di richieste da parte delle aziende operanti nel settore.

 

 

Le prospettive future per l’ambiente

La diretta conseguenza del successo ottenuto dagli pneumatici verdi, è stato l’incremento nella raccolta degli pneumatici fuori uso. Oltre alla creazione di nuovi posti di lavoro, generati dall’indotto relativo alla raccolta, sta avvenendo finalmente un piccolo miracolo ecologico, e cioè la rimozione dei vecchi copertoni da siti di discarica e, in particolar modo, dai fondali marini. 

Solo l’anno scorso, infatti, sono stati recuperati quasi 65.000 chili di pneumatici usati che erano stati smaltiti in diverse regioni italiane, 3.000 chili sono stati invece rimossi dal litorale di Rapallo, risaliti dai fondali in seguito alla recente mareggiata.

Questo fa ben sperare che in un futuro a breve termine, la radicale inversione di tendenza innestata nel settore degli pneumatici, si diffonda anche negli altri Paesi europei e nel mondo.