Ultimo aggiornamento: 12.11.19

 

Dagli pneumatici rigenerati fino a quelli interamente realizzati con gomma riciclata, come sta cambiando questo settore di produzione e quale sarà l’impatto economico e ambientale

 

Ogni anno, nel mondo, vengono prodotti e usati milioni di pneumatici, al punto da creare seri problemi per quanto riguarda il loro smaltimento. Di conseguenza è inutile sottolineare che, per quanti sforzi si facciano, la maggior parte degli pneumatici usati finiscono in discarica, oppure vengono scaricati abusivamente con gravi danni all’ambiente.

 

Pneumatici rigenerati: sono davvero sicuri?

Nel corso degli anni sono nate numerose ditte specializzate nella raccolta e nella rigenerazione degli pneumatici usati, sia in Europa sia nel resto del mondo.

Dal momento che l’usura, nella maggior parte dei casi, interessa quasi esclusivamente il battistrada infatti, visto che le spalle non sono soggette ad attrito con il fondo stradale, si è pensato bene di selezionare gli pneumatici usati, sottoporli a controllo per individuare quelli nelle migliori condizioni, e successivamente a un processo di rigenerazione.

 

 

Tramite questo processo il battistrada consumato viene eliminato e sostituito da materiale nuovo, per essere poi ricostruito a caldo tramite appositi macchinari che sottopongono il copertone a un’elevata temperatura e pressione, in modo da rivulcanizzare la gomma e fondere completamente le vecchie componenti della gomma con quelle nuove.

Gli pneumatici rigenerati sono sottoposti a questo particolare processo di fabbricazione proprio allo scopo di garantire loro una sicurezza analoga a quella offerta dagli pneumatici nuovi. Dopo la loro fabbricazione, infatti, sono sottoposti uno per uno a convergenza ed equilibratura; inoltre, prima di essere introdotti nuovamente in commercio, vengono sottoposti anche agli stessi rigidi test di controllo che di solito sono eseguiti sulle gomme di nuova fabbricazione.

L’unica differenza sostanziale tra una gomma nuova e una rigenerata, quindi, risiede esclusivamente nella durata d’uso consigliata, che per le rigenerate è ovviamente inferiore rispetto a quella delle gomme nuove. Bisogna però tenere conto che il costo degli pneumatici rigenerati è notevolmente inferiore rispetto a quelli nuovi, con una differenza variabile dal 30 al 60% in meno, di conseguenza si rivelano di gran lunga più convenienti, soprattutto per gli automobilisti che hanno una percorrenza annuale di chilometri in un range medio-basso, i quali grazie a questi pneumatici economici possono risparmiare grosse cifre ogni anno.

Lo scopo primario che si propongono le aziende produttrici di pneumatici rigenerati, ovviamente, è quello di limitare gli sprechi e di ridurre soprattutto l’impatto ambientale. Bisogna tenere conto, infatti, che per la produzione di un pneumatico nuovo sono richiesti circa 25 litri di petrolio greggio più l’energia spesa per il processo produttivo, mentre per un rigenerato occorrono soltanto 5,5 litri di greggio e il 70% di energia in meno.

Nonostante le buone intenzioni di queste aziende, però, la maggior parte degli automobilisti non riesce ancora a fidarsi del tutto della qualità degli pneumatici rigenerati, con la conseguenza che il numero di copertoni che riesce a rientrare nel ciclo virtuoso del riciclaggio è ancora relativamente basso a causa dell’errata percezione sul loro grado di sicurezza e affidabilità.

 

EcoTyre e la rivoluzione italiana degli pneumatici verdi

Una soluzione che potrebbe cambiare radicalmente il panorama nel settore degli PFU, ovvero gli Pneumatici Fuori Uso, viene proprio dall’Italia e, nello specifico, dal consorzio EcoTyre e dal suo progetto “da Gomma a Gomma”. Grazie a questo progetto, infatti, è stato messo a punto un particolare processo di produzione che permette di trasformare interamente gli pneumatici arrivati al termine della loro vita utile, in materia prima per la realizzazione di una mescola adatta alla fabbricazione di nuovi pneumatici verdi, ovvero ecologici.

L’intero processo non può essere descritto nel dettaglio, per ovvie ragioni, ma in linea di massima possiamo dire che le vecchie gomme vengono trattate fino a trasformarle in un granulato di gomma riciclata che possiede delle caratteristiche particolari, il granulato viene successivamente sottoposto a un processo di devulcanizzazione allo scopo di renderlo riutilizzabile. Il passaggio finale, quindi, consiste nell’aggiungere il granulato ad altri specifici componenti, grazie ai quali si ottiene una mescola innovativa in grado di ottimizzare al meglio le caratteristiche del nuovo pneumatico.

 

 

Il progetto del consorzio EcoTyre è partito circa quattro anni fa ormai, da allora a oggi ha superato tutte le fasi di realizzazione e sono stati realizzati un certo numero di pneumatici da sottoporre a una serie di test per i quali sono stati impiegati 20 camion, che hanno percorso complessivamente oltre un milione e mezzo di chilometri. I camion sono stati allestiti in modo da montare pneumatici tradizionali da un lato dell’asse di trazione, e pneumatici verdi realizzati con l’uso di gomma riciclata dall’altro, effettuando trasporti al massimo della portata utile di carico.

I risultati ottenuti dai test sono stati a dir poco sorprendenti, non soltanto i nuovi pneumatici verdi hanno dimostrato di possedere caratteristiche di durata e resistenza analoghe a quelle degli pneumatici convenzionali, ma in alcuni casi si sono rivelati addirittura superiori.

Dopo aver presentato i risultati al salone dell’Autopromotec 2019, il 28° Biennale Internazionale delle Attrezzature e dell’Aftermarket Automobilistico tenutosi di recente a Bologna, il consorzio EcoTyre ha ricevuto un boom di richieste da parte di numerose aziende e operatori del settore pneumatici, grazie ai quali ha potuto accelerare la seconda fase del progetto “da Gomma a Gomma”, che prevede l’incremento di produzione del granulato di gomma riciclata.

La prima conseguenza estremamente positiva, generata da questa piccola rivoluzione tecnologica tutta italiana, è stata il notevole aumento nella quantità dei vecchi copertoni, che sono stati raccolti sia dalle discariche sia dal fondo marino, contribuendo a ripulire molte zone a grave rischio inquinamento.

Per come sembrano procedere le cose, quindi, nei prossimi anni si apriranno nuovi orizzonti sia sul fronte della lotta agli sprechi e all’inquinamento ambientale, sia nella creazione di nuovi posti di lavoro collegati a questo particolare e innovativo settore di produzione.