Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Viaggi dopo viaggi, anche le pastiglie freni possono non funzionare più come prima. Per evitare danni peggiori, scopriamo come e quando cambiarle.

 

Ogni veicolo, auto, moto o altro, sfrutta un sistema quasi sempre standard per la frizione delle ruote. Gli elementi principali in questo tipico meccanismo sono tre: una pinza del freno, delle pastiglie freni e un disco. 

L’intero sistema viene disposto in corrispondenza di ogni ruota e viene aggiunto un liquido specifico per garantirne il funzionamento. Questa breve introduzione serve innanzitutto per capire come, giorno dopo giorno, sia facile che anche le migliori pastiglie freni siano da cambiare poiché usurate. 

Queste ultime sono infatti l’organo del sistema frenante più vicine alle ruote e, tra l’altro, quelle che subiscono la pressione di ogni frenata. Vediamo allora come capire quando cambiarle.

 

Cosa sono nello specifico

Come anticipato, le pastiglie freno sono una parte più che fondamentale di ogni veicolo, perché il compito principale è quello di fornire quell’attrito necessario per far fermare le ruote, quando si preme sul pedale del freno. 

A livello fisico, l’attrito genera chiaramente calore, tuttavia, anche se le pastiglie freni sono realizzata in metallo, il liquido frenante e il materiale di cui sono ricoperte, non crea danni né all’ambiente, né alla vostra auto e né durante una frenata.

A differenza di altri componenti del veicolo, più soggetti a una rottura, le pastiglie freni tendono sì a consumarsi, ma non così velocemente come si pensa. Ma quando è assolutamente necessario sostituirle? In realtà, per quanto se ne dica, guidare in città non è la cosa migliore. 

Facendo lunghi percorsi in autostrada, ad esempio, utilizzerete meno sia il freno, sia i cambi, che in città sono molto spesso improvvisi e più numerosi. Chiaramente, tutto è correlato a come utilizzate il vostro veicolo, alla cura che ci mettete e alla qualità delle pastiglie freno originali. 

 

 

La manutenzione

Un detto popolare dice che prevenire è meglio che curare, perciò una manutenzione di tutti i componenti del veicolo, vi permette di non dover arrivare all’ultimo momento per cambiare tutti i pezzi.

Il vantaggio potrebbe essere anche quello di risparmiare nel lungo periodo sui componenti da sostituire. Guidare una moto o una macchina con delle pastiglie freni usurate, vi porterà ad avere diversi problemi, soprattutto in fase di frenata. 

Immaginate tutto il sistema di frizione del vostro veicolo: a partire dal piede che esercita la pressione sul pedale, l’impulso viene trasmesso al sistema frenante che, a sua volta, crea attrito coinvolgendo anche il liquido inserito nel meccanismo. 

Se le pastiglie non sono adatte o sono consumate, queste faticheranno a fermare velocemente l’auto, quindi potreste rischiare di frenare dopo diversi metri o non frenare affatto. 

È perciò consigliabile andare da un meccanico ogni 30.000/40.000 km percorsi e constatare lo stato dell’intero sistema frenante, senza aspettare troppo tempo, ma anticipando eventuali problemi che possono verificarsi con il tempo. 

 

Indici di pastiglie freno usurate

Ci sono diversi tipi di controlli da effettuare per capire se è il caso di cambiare le pastiglie freno. Innanzitutto, quando sono particolarmente consumate, sul cruscotto della vostra auto o della moto comparirà una spia rossa, il cui colore indica proprio il pericolo del problema. 

Ma prima di arrivare a conclusioni affrettate, assicuratevi che non si sia accesa per un falso contatto oppure perché manca il liquido dei freni nell’apposita vaschetta. Tra l’altro, per quest’ultimo problema, sarete avvisati eventualmente da un’altra spia che può comparire sul cruscotto. 

Un altro indizio è il rumore che fuoriesce dal sistema frenante quando premete la frizione. Solitamente è stridulo e crea non poco fastidio, mentre indica che c’è qualcosa che non va, specialmente se sempre più alto e persistente. 

In questo casi, spegnete l’auto e leggete ciò che è scritto nel manuale in dotazione, assicuratevi che il freno di stazionamento sia disinserito (perciò questa operazione fatela su un terreno pianeggiante), aprite il cofano e controllare il livello del liquido frenante. 

Se non è questo il problema, allora l’unica cosa che resta da fare è recarsi da un meccanico o uno specialista.

 

Dove acquistarle?

È il caso di cambiare le pastiglie freno? Non preoccupatevi, perché non sono né troppo costose e nemmeno difficili da trovare. Di solito i meccanici, soprattutto quelli di fiducia, possono fare al caso vostro, facendo da intermediari con le aziende che realizzano le pastiglie, adatte all’equipaggiamento del vostro veicolo. 

Quello che vi servirà sarà leggere le caratteristiche riportate nella scheda tecnica dell’auto, in cui è indicata la marca, il modello e il codice identificativo. Se non riuscite ad acquistare le pastiglie freno originali, la soluzione è quella di optare per altre, talvolta anche migliori. 

Quello che dovrete fare sarà andare in un qualsiasi centro post vendita automobilistico, indicare il modello e l’anno della vostra auto e immediatamente avrete il codice delle pastiglie compatibili con il veicolo. 

Non risentirete di una grossa differenza a livello qualitativo, anche perché, dal 1998, grazie al UNECE (ovvero la Commissione Economica Europea delle Nazioni Unite), esiste una normativa che disciplina gli standard obbligatori dei componenti frenanti come tamburi, pinze, pastiglie freno e tutti gli organi che compongono il sistema frenante.

 

 

Le marche più gettonate

Ora che sapete come capire quando cambiare le pastiglie freno, potrà tornarvi utile conoscere le marche principali e più gettonate per questo tipo di prodotti. Tra le versioni più vendute ci sono quelle Brembo: si tratta di un’azienda italiana che nasce nel 1961 e appena tre anni dopo inizia la produzione degli organi del sistema frenante. 

Oggi è quella che realizza freni per macchine come BMW, Ferrari, Ford GT e Lamborghini, riuscendo a sfruttare tecnologie all’avanguardia e materiali di prima categoria. Un’altra azienda più che conosciuta nel mondo automobilistico è Ferodo, che da più di 100 anni si dedica alla produzione di articoli del mondo delle auto. 

Le loro pastiglie freni (i migliori modelli) non vengono realizzate né con metalli pesanti, né con sostanze chimiche pericolose, perché hanno un occhio rivolto anche alla questione ambientale, senza tralasciare caratteristiche importanti come la resistenza al surriscaldamento.

 

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Nel mondo automobilistico, da qualche anno sono arrivate le auto elettriche. Ma cosa c’è da sapere sulle pastiglie freni per questi veicoli? Scopriamolo insieme.

 

Con l’avvento della tecnologia, un nuovo sistema di spostamento su ruote ha preso piede sempre più velocemente. Stiamo parlando della auto elettriche e di tutto ciò che gira attorno a questo mondo, latore di diversi vantaggi. 

Nel mercato odierno le auto elettriche sono una buona opzione in confronto alle classiche autovetture a benzina, metano, diesel o GPL, perché non solo sono ecosostenibili, ma sono interessanti per le relative spese di mantenimento. 

L’unico tasto dolente al momento è il loro costo, che le rende ancora poco alla portata della maggior parte dei consumatori. D’altro canto, quello che spendereste acquistandone una, lo potreste recuperare sul lungo periodo, ottenendo un discreto risparmio nel rifornimento, anche grazie ad agevolazioni, come l’esenzione dal pagamento del bollo auto.

C’è ancora tanta strada da fare prima che questo nuovo metodo di circolazione più ecologico riesca a prendere piede in ogni città italiana. Tuttavia, se avete scelto di acquistarne una, vi può servire sapere alcune qualcosa riguardo i componenti più importanti.

 

La differenza tra auto tradizionale e auto elettrica

Se prendiamo in esame i classici autoveicoli a benzina o gasolio, lo studio statistico sui conducenti di auto tradizionali e  di auto elettriche, effettuato dalle varie agenzie, fornisce i seguenti dati: i costi medi di manutenzione riferiti a un triennio di utilizzo, sono inferiori del 23%, per quanto riguarda i veicoli elettrici. 

 

 

Questo dato aumenta con il diminuire delle dimensioni del veicolo: le classiche city car registrano un impoverimento del 34%! Nelle auto tradizionali bisogna invece mettere in conto l’usura di tanti meccanismi interni ed esterni, necessari al corretto funzionamento del veicolo. 

Chiaramente le macchine elettriche non sono la panacea per l’inquinamento, infatti anche queste ultime hanno un motore e alcuni organi meccanici di funzionamento che, con l’andare del tempo, tendono a consumarsi. 

Ciò nonostante, quello che più di tutto spicca all’occhio è l’esiguo costo di ricarica. Con un pieno di energia, che si può tranquillamente ottenere collegando la macchina alla centrale di casa, si spenderanno appena 10 euro. 

La cosa non cambia nemmeno se scegliete di caricarle alle colonnine di alcune stazioni di servizio: dimenticate di dimezzare il portafoglio solo per un pieno.

 

Sistema frenante di un’auto elettrica

Con le macchine convenzionali siamo tutti abituati a dover avere delle buone pastiglie freni,  che evitino l’insorgenza di problemi. Nel caso delle macchine elettriche, invece, il sistema frenante è parecchio differente. 

Per merito del motore di trazione che funziona da generatore, quando avviene la conversione dell’energia cinetica in elettricità che carica la batteria, il rallentamento dell’auto si verifica senza mettere in campo i freni. 

In realtà non è un meccanismo nuovo, ma semplicemente una miglioria di quello che già possiamo vedere con treni e tram e altri mezzi che sfruttano l’energia come mezzo trainante. In tal senso, i freni convenzionali presenti nella macchina saranno quasi a riposo. 

Il passaggio dal classico sistema idraulico a quello più nuovo delle vetture elettriche, è frutto della volontà di recuperare l’energia, ridurre il peso delle auto e delle emissioni e migliorare il tenore di vita di ogni individuo. 

Merito dell’interesse dimostrato dalle case produttrici di pastiglie freno come Brembo, questo sistema è stato perfezionato. L’azionamento funziona tramite la classica pressione sul pedale del freno, ma la differenza è nell’attuazione. 

Il guidatore ottiene immediatamente la sensazione che l’auto stia rallentando, perché l’input fornito dall’azione del pedale viene trasmesso velocemente alla centralina, la quale elabora il segnale e attiva quel sensore specifico del freno.

 

Quali vantaggi ci sono?

Un sistema frenante di questo genere può portare vantaggi su numerosi fronti. Innanzitutto, quando si frena con un sistema elettrico, i tempi di risposta sono nettamente ridimensionati: 

si parla di appena 300/500 millisecondi in alcuni casi o addirittura 100 o meno in altri. 

Questo consente di avere una sicurezza maggiore per il guidatore, che riesce a frenare il proprio veicolo, sfruttando minore spazio con tempistiche dimezzate. Poiché la velocità di risposta è un aspetto essenziale in un mezzo, questo aspetto tornerà utile, soprattutto nel caso di arresti immediati, in cui i metri utilizzati per fermarsi talvolta possono essere decisivi.

Ma non c’è solo la voce sicurezza nel discorso riguardante i freni e le pastiglie freno di un’auto elettrica, perché parimenti importante è il comfort, rispettato da quasi tutti i sistemi frenanti elettrici. 

Indipendentemente dal carico del veicolo, la frenata tende ad adattarsi alle condizioni di percorrenza, quindi del veicolo, risultando leggermente più dolce e assistita rispetto quella tradizionale.

Ciò comporterà una minore usura delle eventuali pastiglie presenti nel veicolo, quindi anche una minore riduzione del fluido dei freni nel lungo periodo, poiché vi permetterà di fare manutenzioni periodiche più funzionali agli interi componenti dell’autovettura.

 

 

Uno sguardo al futuro

Se queste sono le premesse per le pastiglie freno e i sistemi frenanti elettrici attuali, secondo voi dove si potrà arrivare in futuro? A questo stanno già pensando le grandi aziende del sistema automotive. Ad esempio, negli ultimi anni, dall’America sono arrivati veicoli come Tesla, che permettono di ottenere frenate immediate tramite sensori e nessuna pressione sul pedale. 

Oltre quello che si può immaginare, sembra che la sicurezza, la personalizzazione e la sostenibilità ambientale siano temi molto cari alle nuove case automobilistiche e, di riflesso, anche i meccanismi delle auto elettriche o ibride ne risentono. 

Un esempio sono le nuove pastiglie freni Hella Pagid, nate dalla collaborazione tra TMD Fiction e Hella, prive di rame e forti nelle alte prestazioni. Anche ZF Aftermarket ha presentato la linea Electric Blue, che consente sia di ridurre il rumore, sia di eliminare l’emissione di particolato generato dalla polvere dei freni.

Quest’ultimo è pericoloso per l’ambiente, per i più piccoli e inficia la caratteristica ecosostenibilità delle auto elettriche. Il valore oggettivo di un prodotto simile, che secondo noi vi può interessare, è quello fornito da TRW: a dicembre 2018, il 97% delle auto elettriche montava queste pastiglie freni nel proprio sistema.

 

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Prima di partire per un viaggio, ci sono alcune accortezze da eseguire per evitare intoppi lungo il tragitto. Di seguito le più importanti.

 

Le auto e le moto sono i mezzi principali di spostamento della maggior parte degli italiani e i principali veicoli che occupano le strade. Secondo l’Istat, i motivi primari degli spostamenti sono viaggi di lavoro e anche di piacere. 

Ma prima di mettersi al volante, per tutelare sé stessi e le persone con cui si viaggia, fare un check-up auto e moto è un’idea da non trascurare assolutamente. Non può bastare fare questi controlli una volta l’anno, perché, in ogni caso, una manutenzione dell’auto o della moto potrebbe essere necessaria anche pochi giorni prima di partire. 

Ci possono essere tanti inconvenienti che potrebbero rovinarvi il tragitto, come: un’assicurazione scaduta, la bassa pressione dell’aria nelle ruote e tanto altro. Ecco i principali controlli da effettuare sulla vostro auto o moto prima di partire: alcuni potrete farli da soli, per altri avrete bisogno di uno specialista.

 

Il controllo delle carte

Questa operazione rientra a tutti gli effetti tra i primi controlli da effettuare prima di partire. No, non stiamo parlando solamente della carta d’identità e la patente del conducente, ma anche (e soprattutto) dell’assicurazione RC auto o moto del proprio veicolo. 

Ammesso e concesso che debba essere una prassi comune quella di circolare con un’assicurazione in piena regola, è bene essere sicuri che questa non sia scaduta prima di immettersi su strada. 

Le motivazioni sono molteplici, perché il pericolo risiede tanto nell’assenza di una copertura del mezzo in caso di un sinistro stradale, quanto nell’illegalità. Secondo la legge, se le autorità stradali dovessero trovarvi in una situazione simile, la multa sarebbe compresa tra gli  841 e i 3287 euro, oppure ci sarebbe un sequestro o confisca del mezzo, in casi più gravi.

A differenza dell’assicurazione che ha durata annuale, il bollo dell’auto ha inizialmente una scadenza ogni 4 anni dalla prima immatricolazione e solo dopo va rinnovato ogni 2 anni.  Questo è infatti un altro documento che necessita di controllo, perché le sanzioni rimangono salatissime: da 159 a 639 euro.

 

 

Il livello dell’olio motore

Per quanto concerne i liquidi del veicolo, ricordate, in vista di un imminente viaggio con l’auto o con la moto, di fare un controllo della pulizia dell’olio del motore. Nel caso non sia al giusto livello, rabboccatelo e acquistate una confezione di olio nuova, per non rimanerne privi.

L’importante è che sia adatto al motore della vostra auto o moto, perché sarà di scorta, da tenere nel portabagagli. Il compito di questo liquido è quello di rendere efficiente il propulsore, quindi permettervi di muovervi senza problemi, per questo va cambiato dopo diversi chilometri, di solito segnati sul libretto del veicolo. 

Non controllandolo, potreste rischiare di deteriorare definitivamente il “cuore” del vostro mezzo.

 

Il sistema frenante

È tempo di controllare gli aspetti più meccanici e quindi più legati al movimento e alle altre funzionalità della vostra moto o auto. Accertatevi, con un controllo da un meccanico professionista, che tutto il sistema frenante sia a posto. 

Non basta avere l’impressione che, con ottime pastiglie freni, tutto sia perfetto, perché, molto spesso, un po’ per colpa del calore e un po’ per la mancanza del liquido di frizione, si rischia di frenare troppo lentamente. Di solito, grazie a una spia rossa sul cruscotto, sarete informati di eventuali problemi al liquido o alle pastiglie. 

 

La pressione dei pneumatici 

La base su cui poggia una moto o un’auto sono sempre gli pneumatici, perciò è opportuno verificarne la pressione. Se è troppo bassa o se non dovesse essere degli standard decisi dalla casa automobilistica, aumentatene il volume con un compressore.

In più, sarà meglio verificare lo spessore del battistrada, che, secondo quanto è segnato sul libretto dell’auto, non deve essere minore di 1,6 mm: questa è la norma sancita dal codice stradale. 

Il motivo è che un battistrada troppo piatto non avrà mai la giusta aderenza sull’asfalto, rischiando che il veicolo scivoli sul terreno durante le frenate o in condizioni atmosferiche sfavorevoli.

Infine, se volete fare un lavoro più completo, allora sarà meglio controllare le condizioni della ruota di scorta, oppure il kit di gonfiaggio presente nell’auto o moto.

 

Il controllo del sistema elettronico

Anche se partite di giorno, non tralasciate di esaminare il fondamentale ruolo del sistema elettronico del veicolo. Vi basterà fare una visita veloce da un elettrauto per avere conferma che le lampadine siano pulite e funzionanti, come anche tutto il resto del sistema. 

In quest’ultimo sono comprese le frecce, i fanali abbaglianti e anabbaglianti, gli stop e anche i fendinebbia. Le luci non sono solamente utili quando cala il sole e la strada è buia, ma possono anche essere funzionali per la comunicazione con altri guidatori o per essere visti sulla strada. 

Buona norma è quella di accendere le anabbaglianti anche di giorno, nel caso vi troviate su autostrade o strade extraurbane.

 

Un occhio al comfort

Soprattutto nelle stagioni più calde, viaggiare in un abitacolo di un’autovettura con temperature elevate e sotto il sole potrebbe farvi perdere la lucidità durante il tragitto. A tal proposito fate controllare da un elettrauto il sistema di aria condizionata e accertatevi che i filtri siano puliti. 

Un altro vantaggio di viaggiare per percorsi lunghi con l’aria condizionata accesa è quello di sprecare meno carburante nel tragitto. Infatti, aprire i finestrini per cercare di far arieggiare la macchina, porta a uno sforzo maggiore del motore, perciò un dispendio equivalente o superiore di gasolio, benzina, GPL o metano. 

 

 

L’importanza della sicurezza

Oltre al comfort, ultimo ma non per importanza, c’è il controllo delle cinture di sicurezza e degli airbag. Nel caso di viaggi con bambini piccoli, accertatevi anche del seggiolino e del suo posizionamento secondo quanto previsto dalla legge, ed evitate di portare il piccolo in braccio.

Organizzate il tragitto da fare, inserendo soste e fermate per sgranchirsi le gambe e/o per fare rifornimento. Sarà importante anche guidare in maniera piacevole, godendo in totale sicurezza di quel tragitto che vi separa dalla vostra destinazione, breve o lungo che sia.

 

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Gli strumenti necessari per una corretta manutenzione della batteria dell’auto. Se non ne avete mai sentito parlare è venuto il momento di scoprire a cosa servono.

 

Tester, cos’è?

Un modo semplice per controllare lo stato della batteria della vostra automobile, e tenere sotto controllo eventuali danni fatti da shock termici, è quello di utilizzare il tester. Questo strumento, spesso chiamato anche multimetro, è in grado di misurare la carica della vostra batteria e la tensione che può erogare. I tester moderni sono digitali, dotati anche di display per una chiara e immediata lettura dei dati. 

Se non avete mai utilizzato tale dispositivo non c’è da temere, il suo funzionamento è molto semplice e seguendo alcuni accorgimenti riuscirete a controllare lo stato della batteria senza troppi affanni. Il primo passo è quello di collegare i puntali al tester, inserendo il cavo rosso e il cavo nero negli appositi slot colorati. Nella parte che si trova sotto il display digitale troverete un selettore, che dovrete spostare sulla lettera V, indicante la corrente continua. Si tratta di un passaggio estremamente importante altrimenti la lettura della batteria sarà inaccurata, non dimenticatelo per le vostre letture future.

Ora il tester è pronto per l’utilizzo, tenetelo da parte e aprite il cofano della vostra automobile e identificate la batteria. Questa ha due poli, uno positivo e uno negativo, a cui rispettivamente vanno collegati il puntale rosso e quello nero. Non appena le due estremità toccheranno la batteria dovreste iniziare a vedere dei numeri sul display digitale del tester. 

Una batteria allo stato di carica massima avrà un voltaggio di 12,8 V. Scendendo a 12,5 V avrà circa l’80% di carica, a 12,3 il 45% mentre al 12,2 V il 40%, questo è il valore minimo e indica che la batteria è scarica e necessita di un intervento o una sostituzione.

Se siete in garage e avete effettuato la lettura, avrete modo di prendere dei provvedimenti, con cavi per l’avviamento d’emergenza o in casi estremi la sostituzione della batteria, tuttavia, non sempre è possibile trovare una soluzione così facilmente. Immaginate per esempio di trovarvi in aperta campagna. Dopo aver effettuato un test scoprite che la batteria è completamente scarica e non avete modo di farla ripartire. In questi casi può tornare molto utile uno strumento da avere sempre in bagagliaio: l’avviatore per automobile.

 

 

Cos’è un avviatore?

L’avviatore, anche comunemente chiamato starter o booster, è un dispositivo che fornisce una potenza elettrica sufficiente a mettere in moto l’automobile e iniziare così il processo di ricarica automatico della batteria. Un dispositivo in grado di salvarvi, momentaneamente, da situazioni in cui l’unica opzione è rivolgersi a un meccanico. 

Per acquistare quello più adatto alle vostre esigenze è necessario però controllare che sia compatibile con la propria vettura dal momento che sul mercato ne sono disponibili di diversi. Tra i più comuni troviamo quelli a batteria il cui funzionamento è decisamente semplice, si tratta infatti di dispositivi che fungono da batteria ausiliaria e, quando quella dell’auto è scarica, basta collegarla per trasferire una carica sufficiente all’accensione.

Una nuova tipologia è quella a condensatori, spesso usata anche in Formula 1. Tali dispositivi concentrano una quantità di energia notevole rilasciandola in un brevissimo lasso di tempo nella batteria, dandole così la potenza necessaria per l’accensione del veicolo. Il risultato, alla fine, è lo stesso, ovvero avviare una batteria scarica e permettervi di tornare a casa.

Per quanto concerne l’utilizzo di un avviatore, tutto ciò che dovrete fare è aprire il cofano e capire dove è posizionata la batteria. Per collegare l’avviatore dovrete collegare i cavi del dispositivo ai poli positivo e negativo della batteria, ricordate sempre che la pinza rossa va collegata a quello positivo mentre quella nera al polo negativo. Fatto ciò dovrete avviare l’automobile con la chiave e questa dovrebbe uscire dalla situazione di stallo, accendendosi al primo tentativo.

 

Mantenitore di carica

Spesso ci si ritrova con una batteria a una stato di carica inferiore a quanto ci si aspetterebbe per diversi motivi, per l’eccessivo caldo che innesca un decadimento più veloce delle batterie, per lunga inattività o una cattiva manutenzione. In casi in cui la vostra automobile o la vostra moto restino fermi per troppo tempo, è possibile far sì che lo stato di carica della batteria sia sempre al massimo tramite un mantenitore di carica. 

Questi dispositivi sono molto semplici da installare e non richiedono grosse competenze tecniche, pertanto, se avete intenzione di tenere l’auto ferma per un mese o più, potrebbe essere un’ottima idea procurarsene uno. Per la scelta, potrete optare per un 6 o 12 V in base alla vostra automobile ma ne esistono anche di più performanti per macchine agricole o camion, da 24 V.

Per il collegamento bisogna seguire il classico schema: pinza rossa sul polo positivo, pinza nera su quello negativo. Una volta collegato il mantenitore di carica non dovrete fare altro e potrete dormire sonni tranquilli con una batteria che avrà sempre uno stato di carica tra il 90 e il 95% per un periodo di circa 30 giorni.

 

 

Controllo batteria

Anche le migliori batterie per auto (i migliori modelli) necessitano di tanto in tanto di un controllo. Il modo migliore per evitare di restare con l’auto in panne e non aver modo di risolvere la situazione è quello di tenere sempre sott’occhio la batteria, soprattutto durante il caldo intenso e il freddo invernale. 

Le batterie per auto elettriche, a differenza di quelle normali, soffrono molto le temperature che scendono sotto lo zero, perdendo fino anche al 50% delle loro prestazioni originali. Cercate quindi di non dimenticare che la vostra vettura non è solo motore e carburante, ma necessita anche di una batteria in perfetto stato di salute per funzionare al meglio.

 

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Questo dispositivo, seppur resistente, mal tollera le alte e le basse temperature. Vediamo quindi come prendercene cura per evitarne il collasso.

 

La batteria dell’automobile è un elemento fondamentale del veicolo. Senza la batteria la vostra auto non riuscirebbe nemmeno a mettersi in moto, non va quindi trascurata o sottovalutata. Si dà spesso più importanza ad altri elementi come gli pneumatici, il carburante, l’antigelo e così via, dimenticandosi della batteria e di come le temperature possano avere un grande impatto sulle sue performance e sulla sua stessa durata, scoprendo troppo tardi che l’auto è in panne. Secondo un sondaggio dell’Automobile Club tedesco, possiamo scoprire che il 40% circa dei guasti avvengono proprio a causa delle batterie.

Si pensa che le cause di rottura della batteria siano riconducibili principalmente al periodo invernale, il che, per un certo verso, è vero. Tuttavia non è tecnicamente il freddo a compromettere la batteria ma è solo la goccia che fa traboccare il vaso. Il deterioramento inizia ben prima: durante le torride estati.

L’indagine di Johnson Controls, su un campione di 67.000 automobili in cinque Paesi diversi, ha rivelato che un terzo delle batterie italiane, montate su altrettanti veicoli, è a rischio rottura. La temperatura ideale per questi dispositivi è di 20 gradi centigradi e tutte le temperature superiori aumentano il deterioramento con una certa rapidità, velocizzando il processo chimico che permette di generare energia elettrica. Il ciclo vitale della batteria si riduce con una velocità notevole e, sebbene non presenti problemi durante l’estate, quando sopraggiunge l’inverno sarà ormai completamente esausta, lasciandovi con l’esigenza di sostituirla.

 

Cosa si può fare?

Naturalmente è possibile prendere delle precauzioni per far sì che l’auto non vi abbandoni nel momento del bisogno, cercando di prolungare la vita della batteria che ha dovuto subire temperature infernali. Il primo accorgimento è di far controllare sempre la batteria, almeno una volta al mese oppure ogni due mesi, per capirne lo stato e intervenire prontamente.

 

 

Tenendo presente che la batteria dell’automobile non si rigenera automaticamente quando viene sfruttata per distanze brevi, sarebbe bene collegarla a un caricabatterie casalingo per far sì che il fabbisogno energetico richiesto non sia mai inferiore alla disponibilità della batteria. Ricordate che qualsiasi strumento in auto consuma energia elettrica, dai tergicristalli al riscaldamento fino all’autoradio e alle luci di posizione. In inverno si tende ad accendere tutti questi dispositivi contemporaneamente e una batteria esausta potrebbe avere seri problemi a sostenere l’output energetico richiesto.

È consigliato anche evitare delle soste prolungate poiché in alcuni casi, soprattutto per quanto riguarda le auto moderne, la vettura assorbe energia anche a motore spento, per gestire l’antifurto, per esempio. Se pianificate di lasciare l’auto spenta per qualche settimana potreste considerare l’accensione per almeno un paio d’ore di tanto in tanto in modo da far sì che la batteria si ricarichi quel tanto che basta per evitarne la morte totale.

 

Batterie auto elettriche

La batteria per auto elettrica merita una menzione speciale dal momento che rispetto a quelle normali ha effettivamente un calo di prestazioni con l’arrivo del freddo. Secondo alcuni studi queste batterie a ioni di litio soffrono particolarmente il freddo invernale, rischiando di perdere la carica in brevissimo tempo.

La ricerca evidenzia come la temperatura di lavoro ideale per le batterie elettriche si collochi tra 5 e 46 gradi centigradi, scendendo al di sotto gli accumulatori subiscono uno shock termico al punto tale da perdere circa il 40% dell’autonomia. Lo studio è stato svolto prendendo in esame cinque automobili campione, provenienti da diversi produttori e tenendo presente un raggio d’azione di 185 km a tre temperature diverse: -6, 20 e 35 gradi centigradi. L’unico risultato negativo viene proprio dalle temperature che scendono sotto lo zero mentre per le auto nel range dei 35 gradi centigradi c’è stata una perdita di energia sintomatica del 4% e nessun cambiamento degno di nota per la temperatura ottimale di 20 gradi centigradi.

Se vi state chiedendo se si può effettivamente fare qualcosa, non disperate. È possibile infatti seguire delle linee guida per far sì che la perdita di energia durante l’inverno non sia così drastica. È consigliato per esempio riscaldare l’auto elettrica durante il ciclo di ricarica oppure tenerla in garage, riparata dal freddo, per evitare uno shock termico. Sono piccoli accorgimenti che possono ridurre gli effetti negativi sulla batteria anche se una vera e propria soluzione non esiste ancora e gli esperti del settore stanno lavorando alle tecnologie attualmente in uso per migliorare la resa anche durante il periodo invernale.

 

 

Quanto dura una batteria?

Mediamente la batteria dell’automobile ha una durata di sei anni in condizioni ottimali e otto, invece, per quelle delle auto elettriche.. Molto più realisticamente questo dato si riduce a un periodo che va da un minimo di due a un massimo di cinque anni proprio a causa della cattiva gestione che ne fanno gli utenti. In zone generalmente più fredde, come per esempio in nord Italia o in Europa del nord, la batteria riesce a resistere di più mentre il dato si capovolge qualora si parli di batterie per auto (ecco i migliori modelli) elettriche. 

I controlli ufficiali vanno eseguiti inizialmente una volta ogni due anni e poi una volta all’anno, tuttavia, considerati gli shock termici, in entrambi i casi è sempre meglio tener d’occhio la batteria ogni paio di mesi circa, a maggior ragione se il prodotto ha già un paio d’anni d’età. Alcuni piccoli accorgimenti prevedono il non lasciare accessori o luci accese quando la parcheggiate, potrebbero sembrare inezie ma in realtà consumano energia riducendo la capacità della batteria.

 

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Se la batteria della vostra automobile cede improvvisamente è venuto il momento di andare dall’elettrauto o sostituire completamente il dispositivo.

 

Della batteria dell’auto spesso ce ne ricordiamo troppo tardi, ovvero quando ci abbandona o inizia a fare i capricci. Si tratta in realtà di un elemento fondamentale dell’automobile. Se l’auto senza benzina è come un cavallo a cui non è stato dato da mangiare e non ha energia per muoversi, un’auto senza batteria è come un cavallo privato del cuore pulsante, così girando la chiave nel cruscotto le luci non si accenderanno nemmeno, figuriamoci la macchina.

La batteria ha dei nemici naturali negli agenti atmosferici e nelle temperature, siano esse troppo rigide o troppo elevate. Si pensa, a torto, che sia il caso di prestare attenzione solo durante il periodo invernale invece anche durante l’estate, con caldi importanti, la batteria può improvvisamente abbandonarvi, spesso per un corto circuito causato da temperature elevate. Per non farsi trovare impreparati bisogna seguire degli accorgimenti in modo da preservare la durata della propria batteria. 

Se il vostro veicolo ha più di due anni, per esempio, potrebbe essere un’ottima idea recarsi dall’elettrauto di fiducia e far dare una controllata alla batteria. Gli specialisti del settore sono infatti dotati di strumenti appositi per calcolare l’efficienza della batteria e capire quanta “vita” le è rimasta. Meglio avere sotto controllo la situazione che ritrovarsi d’improvviso, magari quando si è pronti ad andare in vacanza, con l’auto in panne.

 

Quali sono le cause?

Se vi state chiedendo il perché la batteria all’improvviso smetta di funzionare, i motivi possono essere molteplici e il primo non ha nulla a che vedere con l’incuria ma si tratta del semplice trascorrere del tempo. Si tratta pur sempre di una batteria, che, nonostante sia ricaricabile, col tempo perde di efficienza progressivamente, usurandosi e portando alla sua fatidica morte. Non si può evitare questo avvenimento ma lo si può prevenire, facendo una visita occasionale dall’elettrauto che potrà aggiornarvi sullo stato della batteria.

Un altro motivo, più casuale, è dato dall’allungamento delle piastre interne della batteria, fenomeno che si presenta appunto con i primi caldi estivi. Anche in questo caso c’è poco da fare tranne che cercare di lasciare sempre l’auto al fresco ed evitare di lasciarla spenta per intere settimane.

 

 

Come funziona la batteria

La batteria dell’automobile è come una batteria per telecomandi, tramite un processo chimico accumula energia e la rilascia in forma di corrente elettrica. All’interno hanno un elettrodo positivo e uno negativo immersi nell’elettrolita, il tutto all’interno di un contenitore di plastica, precisamente polipropilene, particolarmente resistente al freddo, agli acidi e altri fluidi che potrebbero venire a contatto con la scatola come benzina e antigelo.

Le griglie interne supportano gli elettrodi e vengono anche comunemente chiamate piastre. Ve ne sono sia di negative sia di positive e gli ioni elettrici si spostano tra queste generando elettricità che viene portata all’utilizzatore esterno.

Sulla batteria troverete codici e sigle che vi aiuteranno a identificare quella più adatta per la vostra automobile. La prima dicitura, solitamente, identifica il prodotto, come le batterie AGM, pensate appositamente per auto di nuova generazione con Start and Stop, meno delicate quindi e in grado di sopportare molto cicli di carica/scarica. A seguire potete trovare il voltaggio, solitamente 12 volt, e infine il valore Ah, ovvero ampere/ora.

Le batterie AGM sono le più popolari perché hanno un aumento di potenza pari circa al 15% rispetto a una batteria tradizionale durante l’avviamento. Il loro tallone d’Achille, però, è il caldo eccessivo. Queste vengono infatti montate spesso nell’abitacolo a meno che non abbiano una zona dedicata e raffreddata costantemente nel cofano, al fine di evitare un cortocircuito che ne decreterebbe la morte.

 

Batterie specifiche

In alcuni casi, i produttori di automobili hanno ideato delle batterie che funzionano al meglio con le proprie vetture, Ford, per esempio, ha un sistema di ricarica intelligente basato su calcio/argento. Per sostituire la batteria di un’automobile di questo tipo dovrete quindi fare molta attenzione e scegliere o una batteria ufficiale o comunque una compatibile che sfrutti lo stesso sistema di ricarica al fine di evitare malfunzionamenti.

È sempre sconsigliato, in tutti i casi, sostituire la batteria da sé, questo perché anche se si tratta di un modello vecchio è necessario controllare che sia nella posizione giusta, che i poli siano collegati in modo perfetto e, soprattutto, per lo smaltimento della batteria vecchia che deve essere eseguito da un professionista contenendo acido e piombo.

 

 

Sostituzione e acquisto

Se pensate sia arrivato il momento di sostituire la vostra batteria e volete dormire sonni tranquilli, il nostro consiglio è sempre quello di rivolgersi a un canale ufficiale, soprattutto se l’automobile è ancora in garanzia. Qualora la vostra vettura fosse ormai fuori garanzia o se si tratta di un’auto di seconda mano e avete comunque esigenza di sostituire la batteria, potrete risparmiare qualcosa acquistandola e portandola da un elettrauto per la sostituzione. 

Nell’eseguire questo passaggio, però, è molto importante ricordare di scegliere un prodotto adatto alla propria automobile. Le batterie per auto vendute online sono molteplici ed è molto semplice acquistarne una non compatibile, consigliatevi quindi prima con un esperto per evitare di sperperare il vostro denaro.

Se volete fidarvi invece dell’elettrauto e sentire le sue proposte, attenzione alle batterie eccessivamente economiche, realizzate da piccoli produttori. Non tutte sono infatti ottime e performanti e potreste finire con lo spendere poco ma ritrovarvi a sostituirle dopo poco tempo. Spendere poco è sì un elemento importante ma non sempre può portare ai risultati sperati.

 

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Tutto ciò che c’è da sapere su questa procedura, da come identificare il modello del prodotto fino al suo collegamento con il caricatore.

 

La batteria dell’automobile viene spesso trascurata e questo, dopo svariati anni di utilizzo e shock termici dovuti al cambio di temperatura tra periodo estivo e invernale ne causa un deterioramento asintomatico che vi presenterà il conto tutto d’un colpo, quando la macchina non si avvierà più. Come si può fare se ci si ritrova con la batteria dell’automobile scarica? Esistono diverse alternative, dalla sostituzione all’operazione di ricarica. Vediamo insieme come ridare vita alla batteria e capire se può ancora essere utilizzata o meno.

 

Ricarica

Qualora fosse giunto il momento di ricaricare la batteria dell’auto e vi stiate chiedendo come si fa di preciso, vi invitiamo a seguire i nostri consigli. Innanzitutto è molto importante usare dei guanti protettivi e soprattutto occhiali. Le batterie generano energia con processi chimici e il materiale acido presente potrebbe danneggiare gli occhi qualora vi entrasse in contatto. Non lavorate in una zona eccessivamente chiusa dove i fumi chimici potrebbero stagnare nell’aria e cercate sempre una zona ben ventilata o, meglio ancora, all’aperto.

Dopo aver preso tutte le precauzioni del caso e allontanato eventuali bambini e animali dalla zona in cui lavorerete, potrete aprire il cofano dell’auto e identificare il modello di batteria montato. Se si tratta della prima batteria dell’automobile sarà molto facile capirne il modello, in caso contrario dovreste comunque trovare senza troppa difficoltà sigle e voltaggio direttamente stampati sulla batteria.

Le batterie più diffuse sono quelle piombo-acido con elettrolita liquido, quelle su cui è possibile lavorare. In alcuni casi è possibile trovare anche delle batterie con sigla AGM, queste sono però chiuse e non è possibile effettuare manutenzione fai-da-te.

In garage è importante avere sempre un caricabatterie per auto, se non lo avete potrete sceglierne un modello economico, l’importante è che sia compatibile con la vostra batteria (ricordate che non funzionerà in nessun caso con le AGM). 

I modelli più nuovi hanno anche un processore, come se fossero dei piccoli computer, che controllano lo stato di carica della batteria e interrompono automaticamente l’erogazione di energia quando l’accumulatore arriva allo stato massimo di carica. Se non avete tempo da perdere rappresentano la scelta migliore poiché non vi costringono a stare nei pressi del caricatore per fermarlo al momento opportuno.

 

 

Rimozione della batteria

Per poter lavorare in tutta tranquillità dovrete rimuovere la batteria dal suo alloggiamento, prima di farlo però vi toccherà scollegarla dall’impianto elettrico. Dopo aver rimosso i due cavi superiori, prima quello del polo negativo (riconoscibile dal segno -) e poi quello positivo, potrete sollevare la batteria con l’apposita maniglia, attenzione poiché potrebbe essere abbastanza pesante e potreste doverla sollevare con due mani. Appoggiatela poi a terra o sul piano di lavoro nei pressi del caricatore.

Prima di effettuare la ricarica vera e propria potrete dare una pulita ai due terminali, se la batteria non è stata cambiata per lunghi periodi potrebbe essersi accumulata della polvere o sporcizia sui poli, cosa che potrebbe rendere difficile o intermittente la ricarica. Per ripulirli potrete usare bicarbonato di sodio o un blocco abrasivo, avendo cura di eliminare tutte le parti arrugginite. L’operazione va eseguita assolutamente con guanti protettivi, soprattutto se vedete dei residui di polvere bianca, questo non è altro che acido solforico, altamente ustionante.

 

Collegare il caricatore

Assicurandovi ancora una volta che la zona sia ben ventilata, i terminali della batteria siano ben puliti e che non vi siano bambini o animali nei dintorni, potrete iniziare a collegare il cavo nero, quello negativo, al terminale della batteria con segno – o l’abbreviazione NEG e il cavo rosso, quello positivo, al terminale indicato dal segno + o l’abbreviazione POS. Verificate ancora una volta che questi siano correttamente collegati prima di inserire la spina del caricatore.

Prima di effettuare l’accensione va regolato anche il voltaggio, in base a quello supportato dalla vostra batteria. Fatte queste preparazioni non resta che accendere il caricatore e attendere che il processo sia ultimato. Qualora la batteria dovesse essere molto scaricata, è bene impostare una ricarica lenta della durata di almeno otto ore, in caso contrario potrete avvalervi anche della ricarica veloce ma sarebbe opportuno non lasciare il veicolo incustodito durante l’operazione.

Quando la ricarica è completa non resta che spegnere il caricatore, scollegare i cavi e rimontare la batteria nell’automobile. Prima di quest’ultimo passaggio, però, potrebbe essere una buona idea controllare lo stato della batteria con un voltimetro. Per avere tali informazioni non dovrete far altro che collegare i poli positivi e negativi dello strumento con quelli della batteria e sul display dovrebbe apparirvi il valore di carica. Qualora non fosse 100% saprete immediatamente che la batteria non è più in grado di conservare la carica e che potrebbe essere quasi arrivato il momento di sostituirla.

 

 

Sostituzione della batteria

Se si rivela necessario effettuare una sostituzione, è bene sapere che qualora vogliate acquistare una nuova batteria per auto buona ed economica potrete rivolgervi non solo al vostro elettrauto di fiducia ma è possibile esaminare anche le offerte proposte sulla rete. Il mercato online delle batterie è molto florido ed è possibile trovarne per qualsiasi automobile e per tutte le esigenze, persino quelle per le nuove auto elettriche. 

È molto importante, prima di scegliere la batteria, capire il modello montato sulla vostra automobile, eviterete così di sperperare denaro in un prodotto che non potrete utilizzare. Se non l’avete già fatto, quindi, aprite il cofano e controllate con i vostri occhi sigle e codici stampati direttamente sulla batteria. Trascriveteli e poi confrontateli con i prodotti che trovate online. Per il montaggio, invece, sarebbe meglio chiedere a un professionista, soprattutto se non avete mai eseguito l’operazione.  

 

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Il mondo di questa tipologia di vetture è ancora di nicchia ma secondo alcune stime travolgerà il mercato entro il 2030. Alcuni paesi si stanno quindi preparando all’evento.

 

L’auto elettrica è sembrata inizialmente un’eresia per gli appassionati di motori, sia per le prestazioni sia per il concetto alla base che non prevede l’utilizzo di carburante fossile. La tecnologia ha molto aiutato nello sviluppo di un veicolo che potesse essere sia ecologico sia performante, in grado da risultare appetibile anche per chi mastica pane e motori tutto il giorno. 

 

Progetti

Forse il modello più ambito e quello più conosciuto è quello dell’azienda americana Tesla del magnate Elon Musk ma anche le altre compagnie, come Nissan, si sono mosse in questo ambito, rivelandosi sicuramente più lungimiranti per quanto riguarda la realizzazione di prodotti in grado di collegarsi a una rete su scala nazionale.

Il progetto di Nissan chiamato Vehicle to Grid, abbreviato spesso con la sigla V2G, è decisamente interessante e dopo un test a Copenaghen, in Germania e nel Regno Unito, arriva finalmente il periodo di sperimentazione anche in Italia. 

Di cosa si tratta di preciso? Ogni macchina elettrica è dotata di una batteria che deve essere periodicamente ricaricata per avere l’energia necessaria al funzionamento del veicolo. Quelle Nissan sono anche chiamate LEAF e, collegate a una stazione di ricarica non assorbono solo energia ma la cedono anche, immettendola in una rete da cui potrà essere riutilizzata per altri scopi.

 

 

A Milano questo progetto vedrà la partecipazione di due vetture, una utilizzata per scopi privati e l’altra per l’ambito aziendale. La differenza tra gli utilizzi è nella gestione della ricarica, la prima verrà infatti ricaricata due volte al giorno, una al mattino e una la sera mentre la seconda, utilizzata da più persone, sarà sottoposta a diversi cicli di ricarica in base alle esigenze. Le stazioni di ricarica bidirezionale utilizzate sono fornite da Enel X e sono state installate in una rete sperimentale.

Sebbene sia ancora presto per decretare l’indiscusso successo del progetto, secondo le stime degli addetti ai lavori, in futuro il sistema V2G dovrebbe garantire una autosufficienza per quanto concerne il fabbisogno quotidiano di energia in una casa dotata di impianti per le rinnovabili, offrendo anche la possibilità di vendere l’energia in eccesso, guadagnando anche oltre i 1.000 euro annuali. In questo modo si avrà un minore impatto ambientale e si renderà un servizio alla comunità.

 

Le batterie elettriche

Le batterie per auto più vendute saranno presto quelle a ioni di litio, chiamate anche Li-ion, con una densità energetica elevata, in grado quindi di alimentare un veicolo mantenendo delle dimensioni sufficientemente contenute. Si prevede che il costo di tali batterie calerà drasticamente entro il 2030 poiché la richiesta aumenterà di circa 25 volte e in un ulteriore decennio, entro il 2040, le macchine elettriche potrebbero essere circa il 50% del totale sul mercato.

Una batteria nuova ha un costo di circa 300 dollari per kW ora utilizzabile mentre una riciclata dovrebbe aggirarsi sui 49 dollari, rivelandosi quindi un risparmio netto.

Ma quanto dura una batteria elettrica? In realtà questi dispositivi non hanno una vera e propria data di scadenza ma perdono di efficacia in un arco di tempo moderatamente lungo.

Ciò che è certo, però, è che batterie che arrivano ad avere il 70% della loro capacità di alimentazione originaria potrebbero non essere più in linea con lo standard dei produttori di automobili. Questo comporta una sostituzione della batteria e si prevede dunque che milioni di batterie elettriche si riverseranno sul mercato. 

 

 

Se può sembrare uno spreco, non abbiate timore, molti paesi si stanno attivando affinché tali batterie possano essere riutilizzate per lo stoccaggio di energia domestica e industriale. Secondo alcuni esperti, infatti, le batterie usate rappresenteranno il punto di svolta per le energie rinnovabili e aziende come Chevrolet, Nissan, BYD e BMW ne stanno sperimentando il riciclo.

Non tutte le compagnie, però, la pensano allo stesso modo, alcune aziende come Tesla, per offrire degli standard sempre elevati non considereranno il riciclo delle batterie usate, vecchie di 10 o 15 anni, ma si prefigge di raccoglierle per estrarre materiali utili alla costruzione di nuove come per esempio il cobalto. Un ruolo fondamentale lo ricoprirà la Cina che al momento controlla a livello globale il mercato delle batterie, basti pensare che possiede il 60% della produzione mondiale di celle agli ioni di litio, e non è un caso che proprio lì siano state vendute circa la metà dei veicoli elettrici di tutto il mondo, tra automobili e autobus.

Alcuni esempi di riciclo sono già in atto, a dimostrazione di come questa strada sia percorribile e che in futuro diverrà predominante. Toyota, per esempio, raccoglierà le batterie utilizzate per la sua Prius ibrida e le utilizzerà come impianto di stoccaggio per l’energia prodotta dai pannelli solari dei “convenience store” giapponesi, energia che servirà a far funzionare i frigoriferi e i fornelli. Le batterie LEAF di Nissan, invece, andranno a illuminare la città di Namie, sempre in Giappone, che ha subito gli effetti del disastro nucleare di Fukushima.

L’energia rinnovabile è il futuro e fintanto che le compagnie potranno inserirsi sul mercato, affinché i loro sforzi portino anche a un guadagno, tutti ne gioveranno. L’abbandono del carburante fossile è un passo complesso ma necessario da compiere e non possiamo quindi che augurarci, per il bene del pianeta, che questo venga effettuato il più velocemente possibile.

 

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Leggete il nostro articolo e scoprirete ciò che c’è da sapere sulle batterie di nuova generazione presenti sulle automobili che non hanno bisogno di carburante.

 

La batteria è un elemento fondamentale dell’automobile, essenziale tanto quanto il motore e il carburante che l’alimenta. Senza la batteria il veicolo non sarebbe nemmeno in grado di accendersi e pertanto i produttori di automobili cercano di realizzarne sempre di più avanzate. L’ultima innovazione viene dal campo delle automobili elettriche, che montano delle batterie realizzate con ioni di litio, spesso chiamate anche Li-Ion. Questa tecnologia si è imposta già in altri campi, come per esempio nella produzione di apparecchi elettronici per il grande pubblico come smartphone e computer portatili e alla fine è arrivata anche sui veicoli.

A portare al successo le batterie Li-Ion è stata la scoperta della grafite, utilizzabile come anodo reversibile ma non è sicuramente l’unico fattore, sono infatti anche molto più leggere e come risultato non hanno un impatto significativo sulle prestazioni del veicolo. Non soffrono poi dell’effetto memoria che si presentava nelle vecchie batterie quando queste venivano ricaricate per avendo ancora carica residua.

Non sono però strumenti infallibili e presentano anche qualche svantaggio come il decadimento progressivo, che avviene anche quando la batteria non è utilizzata. Per quanto concerne le automobili questo potrebbe rivelarsi un problema, soprattutto se consideriamo il costo della batteria e la necessità di garantire prestazioni elevate.

 

Riutilizzare le batterie

Le batterie elettriche agli ioni di litio non possono durare per decenni, dopo quattro o cinque anni andranno comunque sostituite poiché scenderanno al di sotto del 70% della loro capacità. Pur non essendo utilizzabili per il mercato delle automobili, però, hanno ancora una notevole autonomia residua e sarebbe uno spreco smaltirle, soprattutto se consideriamo la necessità di materiali poco diffusi sul pianeta come nichel, cobalto e grafito, questi ultimi estraibili addirittura in due soli paesi, Cina e Congo.

 

 

Produttori di automobili come Nissan e BMW stanno sperimentando delle tecnologie che potrebbero in futuro permettere di riutilizzare le batterie a ioni di litio delle auto elettriche. Il progetto Nissan in particolare, che prevede l’utilizzo delle batterie proprietarie LEAF, si pone l’obiettivo di dare un duplice scopo alle batterie delle automobili elettriche. Il periodo di sperimentazione è stato messo in atto in altri paesi europei come Regno Unito e Germania e attualmente anche in Italia. 

Lo scopo è quello di creare delle colonne di ricarica che non solo cedano energia alla batteria dell’automobile, ricaricandola, ma anche ricevere energia da queste per immetterla in una rete da cui altri sistemi potranno attingere. Il fine ultimo dovrebbe essere quello di garantire agli utenti dotati di auto elettrica un’autonomia energetica per l’elettricità necessaria in casa. Questo sistema dovrebbe inoltre produrre un surplus energetico che può essere venduto dai singoli con un netto guadagno e un minor impatto ambientale.

In Giappone sia Toyota sia Nissan hanno già messo in atto degli esempi di riciclo delle batterie. La prima utilizza quelle delle proprie Prius elettriche come sistemi di stoccaggio per l’energia proveniente dai pannelli solari mentre Nissan grazie alle sue LEAF illumina la città di Namie, colpita dal disastro nucleare della centrale Daiichi a Fukushima.

Non tutti i produttori, però, la vedono allo stesso modo. Basti pensare ai pionieri dell’auto elettrica di lusso Tesla, compagnia creata dal magnate Elon Musk. Il loro ciclo di produzione prevede il ritiro delle batterie non più efficienti per recuperare le materie prime rare e immetterle nuovamente nella produzione per svilupparne di nuove.

 

Nuove tecnologie

Il progresso tecnologico non si ferma però e se le batterie agli ioni di litio rappresentano una buona scelta oggi non vuol dire che lo saranno anche in futuro. Ultimamente si parla molto anche di batterie allo stato solido. Queste, sfruttando elettroliti allo stato solido, dovrebbero essere meno infiammabili e quindi più sicure da utilizzare rispetto a quelli liquidi che, se superano i 60 gradi centigradi, possono dare il via alla combustione della batteria.

Per quanto concerne gli elettroliti solidi inorganici, un’alternativa da considerare, sorgono ancora molti problemi come la produzione e l’inserimento degli stessi in sistemi già esistenti.

Alternative valide sono le batterie litio-zolfo, litio-aria e batterie redox flow, chiamate anche batterie di flusso. Queste ultime hanno potenzialmente un lungo ciclo di vita e, soprattutto, sono prive di emissioni nocive con alta tolleranza a cicli di sovraccarico e sovrascarico. Non rappresentano però ancora una scelta possibile a causa della loro complessità, costituite come sono da pompe e sensori che ne renderebbero la produzione industriale molto più complessa e onerosa per le aziende.

 

 

Cosa aspettarsi dalle auto elettriche del futuro?

La macchina elettrica è già una realtà ma il cuore del veicolo e il suo funzionamento è legato alla batteria e se vedremo delle innovazioni, più che dal punto di vista del design o del motore, saranno proprio relative al sistema di alimentazione. 

Attualmente, in Cina, i produttori di automobili elettriche sono centinaia ed è previsto che per il 2030 le auto elettriche saranno ben 6 milioni e un decennio dopo, entro il 2040, potrebbero essere il 50% delle macchine utilizzate. Un business che non farà altro che crescere nel tempo qualora vengano trovate soluzioni efficienti sia per lo smaltimento delle batterie sia per un miglioramento della loro efficienza e implementazione in altri sistemi. 

Per stimolare la competizione, il governo cinese erogherà sussidi per le aziende in grado di innovare e creare batterie ad alta densità energetica. Si tratta di un investimento di portata notevole che potrebbe portare a ottimi risultati nel breve periodo, garantendo così la realizzazione di una batteria per auto economica e un abbandono progressivo del carburante fossile che, oltre a essere limitato, è anche molto inquinante.

 

 

Ultimo aggiornamento: 13.10.19

 

Le auto elettriche, per alcuni, rappresentano il futuro e indubbiamente potrebbero rivelarsi una valida alternativa e, oltre a ricaricarsi, possono anche ricaricare, lo dimostra Nissan.

 

L’evoluzione dell’automobile come mezzo di trasporto non prevede l’alimentazione a carburante fossile come ultimo stadio e per abbattere consumi e inquinare di meno, presto o tardi bisognerà passare alle auto elettriche. In molti credono sia l’unico passo possibile nel momento in cui il carburante fossile inizierà a scarseggiare. Se è vero che sul mercato sono già presenti, la loro distribuzione non è ancora capillare a causa della mancanza di stazioni di ricarica ben posizionate su tutto il territorio.

La differenza rispetto a un’auto classica è data dalla necessità di collegare queste automobili a colonnine che forniscono energia elettrica per ricaricare le batterie e permettere al mezzo di muoversi. L’azienda giapponese Nissan, casa automobilistica storica, è molto attenta a questo tema e in collaborazione con Enel X e RSE ha dato il via a un periodo di sperimentazione a Milano che durerà un anno e mezzo e vedrà coinvolte due auto elettriche utilizzate per scopi diversi. La prima sarà utilizzata da un privato, che ricarica la macchina di giorno sul luogo di lavoro e di notte a casa; la seconda invece sarà un’auto aziendale, ricaricata da più persone nell’arco della giornata.

 

Cosa prevede questa sperimentazione?

Lo scopo del progetto è quello di sviluppare la tecnologia V2G, già presente sul mercato ma che non è ancora decollata. L’acronimo sta per Vehicle to Grid e, applicato alle batterie LEAF della casa nipponica, permette all’automobile di cedere energia per il consumo domestico o per tutta la rete a cui è collegata.

Secondo gli studi di RSE, prima del 2030 saranno in circolazione almeno 6 milioni di vetture alimentate elettricamente, sia ibride sia pure, con batterie da 40 kWh che potrebbero, teoricamente, produrre energia per 64 Gwh. Enel X gioca un fattore importante in questo processo, raccoglie infatti l’energia delle colonnine e la inserisce nella rete, rendendola disponibile dove ce n’è bisogno. 

Secondo alcune stime, la richiesta energetica attuale nei momenti di picco è di 66 GW e nel 2030, con 4,5 milioni di automobili elettriche, si potrebbero generare 200 Gwh dalle batterie delle stesse. Un numero quasi tre volte maggiore.

 

 

Vehicle 2 Grid

Questo progetto non è una vera e propria novità, in Europa è stato già portati avanti nel 2016 in Danimarca, a Copenaghen, dove Enel X e Nuvve hanno creato il primo hub mondiale del Vehicle 2 Grid a uso commerciale. Seguito poi dal Regno Unito dove la V2G è stata testata su scala più ampia e in Germania dove le batterie LEAF sono riuscite addirittura a essere riconosciute come riserva di energia per le reti elettriche. 

Si tratta di una soluzione quindi adottabile anche in Italia? Il modello proposto da Nissan è ancora in fase sperimentale, sebbene abbia visto successi importanti in tutta Europa ha ancora bisogno di essere studiato a fondo ma i passi compiuti in soli tre anni sono stupefacenti, garantendo una fonte di energia che si autoalimenta, permettendo a famiglie composte da quattro persone di risparmiare sulla bolletta e, addirittura, guadagnare circa 1.000 euro annui vendendo l’energia ricavata dalle batterie.

Il V2G fa parte del più grande progetto Nissan Intelligent Mobility, che sviluppa anche sistemi di aiuto durante la guida per evitare incidenti mortali, sistemi di consumo quanto più eco-friendly possibile e infine l’integrazione dell’automobile in un sistema più ampio dove può comunicare con parcheggi e altre infrastrutture.

 

Tipologie di batterie del futuro

La batteria dell’automobile è quindi diventata cruciale per le prestazioni e per la gestione del veicolo. Le più moderne sono quelle agli ioni di litio, abbreviate in Li-ion, e hanno una densità energetica elevata. Ciò si riflette in una maggiore quantità di energia generata a fronte di uno spazio più compatto. Queste non si trovano naturalmente solo nella automobili elettriche ma anche nei dispositivi che usiamo tutti i giorni come smartphone, computer e persino biciclette. 

Altro fattore molto importante è che non soffrono dell’effetto memoria. Le vecchie batterie dovevano infatti essere sottoposte a cicli di carica e scarica completi per non perdere efficienza, quelle a ioni di litio, invece, possono essere ricaricate in qualsiasi momento e senza raggiungere la carica massima senza risentirne dal punto di vista prestazionale.

L’altra faccia della medaglia è la durata globale di queste batterie, che si aggira intorno ai cinque anni, periodo entro il quale l’efficienza inizia a ridursi anche se non più utilizzate.

 

 

Tra le batterie alternative che potrebbero aumentare le prestazioni fino a dieci volte troviamo quelle a ioni fluoruro e quelle a flusso di elettrolita, che si ricaricano di elettroliti nel momento in cui sono scariche senza necessità di una presa elettrica. Questo però è ancora campo fantascientifico e si dovrà aspettare ancora a lungo prima che i prototipi attualmente esistenti possano essere usati in modo soddisfacente per il grande mercato.

Qual è dunque la migliore batteria per auto? Non possiamo fare a meno di notare come quelle a ioni di litio siano le più performanti e, attualmente, il cavallo su cui scommettere. Tali prodotti diverranno sempre più popolari ed efficienti tanto che si prospetta che entro il 2030 un’auto dal costo inferiore ai ventimila euro riuscirà a garantire 700 chilometri di autonomia prima di essere ricaricata presso una stazione apposita. In concomitanza con la tecnologia sviluppata da Nissan, inoltre, tale energia potrà essere immessa nella rete e guadagnare così dalla cessione dell’energia in eccesso. Un futuro rinnovabile ed eco che tutti dovremmo auspicare.