Ultimo aggiornamento: 12.11.19

 

Come l’Italia è diventata uno dei primi Paesi al mondo nel riciclaggio dei copertoni fuori uso, grazie all’avvio di progetti rivoluzionari e alla creazione di nuovi posti di lavoro.

 

Il problema posto dall’elevato numero di pneumatici usati, il cui destino finale è sempre più spesso quello di finire in gigantesche discariche oppure, peggio ancora, di essere dispersi nell’ambiente, seppelliti o scaricati in mare illegalmente, ha raggiunto ormai proporzioni veramente preoccupanti. Se poi teniamo in considerazione i costi di produzione, le colossali quantità di petrolio greggio utilizzate, ben 26 litri circa per ogni singola gomma, e l’altrettanto enorme quantità di CO2 immesso ogni anno nell’atmosfera per la fabbricazione di nuovi pneumatici, allora il quadro generale della situazione diventa ancor più chiaro e sconvolgente.

La questione degli pneumatici usati, quindi, va trattata su due fronti allo stesso tempo, da un lato il recupero e la gestione delle vecchie gomme, in modo da ridurre drasticamente l’impatto ambientale, e dall’altro la ricerca di nuovi metodi produttivi volti a ridurre non soltanto i costi, ma soprattutto i consumi di risorse e le emissioni inquinanti nell’atmosfera.

A partire dal 2006, l’Unione Europea ha posto il veto sullo smaltimento degli pneumatici usati, obbligando di fatto tutte quelle aziende che, fino a quel momento, si erano occupate della faccenda in maniera poco seria, quando non addirittura illegalmente. Di conseguenza sono cominciati a nascere vari consorzi, nei Paesi europei e nel mondo, allo scopo di trovare una maniera sostenibile per riciclare i vecchi copertoni e recuperare la più alta percentuale possibile di materia prima da immettere nuovamente nel ciclo di produzione degli pneumatici nuovi, oppure da destinare ad impieghi in altri campi, come l’edilizia per esempio.

In questo contesto l’Italia sta dimostrando di essere particolarmente attiva, e infatti siamo uno dei primi Paesi al mondo ad avere diversi progetti avviati, alcuni dei quali hanno superato già le fasi di test e sono sul punto di raggiungere la piena operatività.

 

La società Ecopneus

Una delle stelle nascenti in questo settore è rappresentata dalla Ecopneus, una società senza scopo di lucro finalizzata al rintracciamento, alla raccolta, al trattamento e al recupero dei PFU, sigla usata per indicare gli pneumatici fuori uso.

Il risultato finale di questo processo è rappresentato dai granuli di gomma riciclata, i quali sono poi utilizzati da Ecopneus per una vasta gamma di applicazioni e impieghi, il primo dei quali è la realizzazione di pavimentazioni in gomma e campi di erba artificiale per gli stadi e le strutture sportive, che in questo modo riescono ad abbattere notevolmente i costi di manutenzione. 

Ma il granulato di gomma è utilizzato anche in edilizia e nel settore delle infrastrutture pubbliche, per l’insonorizzazione degli edifici, sia pubblici sia privati, come isolante per pavimenti e come ingrediente per la mescola in asfalti ad alto rendimento e fonoassorbenti, utilizzati per la pavimentazione di strade e autostrade.

La filiera interessata al processo produttivo del granulato di gomma, oltre ad avere un impatto positivo dal punto di vista ambientale e dell’inquinamento, ovviamente, ha anche l’ulteriore pregio di generare nuovi posti di lavoro. Nelle diverse aziende che operano per la società Ecopneus, infatti, lavorano ben 800 dipendenti impegnati nella raccolta, stoccaggio e frantumazione dei vecchi pneumatici.

 

 

EcoTyre e il progetto “da Gomma a Gomma”

Se il granulato prodotto dalla società Ecopneus trova diverse e svariate applicazioni, un altro consorzio di riciclo italiano invece, che risponde alla denominazione di EcoTyre, è riuscito a operare un vera e propria rivoluzione creando degli pneumatici innovativi ricavati miscelando il granulato di gomma riciclata ai componenti utilizzati per la realizzazione degli pneumatici convenzionali. In tal modo sono riusciti a ridurre notevolmente il quantitativo di risorse e di energia normalmente richiesti, nonché il tetto delle emissioni di CO2 causate dal procedimento di fabbricazione.

Gli pneumatici verdi, come sono stati definiti da EcoTyre, sono stati testati di recente montandoli insieme agli pneumatici convenzionali su 20 camion, i quali hanno percorso oltre un milione e mezzo di chilometri con la massima portata di carico complessiva.

I risultati di questi test sono stati a dir poco sbalorditivi, perché hanno dimostrato come gli pneumatici verdi ottenuti con il granulato di gomma riciclata, a parità di carico, tipo di asfalto e chilometraggio percorso alla massima portata utile, sono in grado di garantire le stesse proprietà di resistenza e durata possedute dagli pneumatici convenzionali. In alcuni casi, anzi, si sono dimostrati addirittura superiori.

Il consorzio EcoTyre, dati alla mano, ha presentato quindi i nuovi pneumatici verdi all’Autopromotec 2019, il ventottesimo biennale internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico tenutosi di recente nella città di Bologna, ottenendo un vero boom di richieste da parte delle aziende che operano nel settore di produzione degli pneumatici convenzionali.

 

 

Le virtù a lungo termine dell’economia circolare

I successi ottenuti dai progetti italiani, sia quello della società Ecopneus sia quello del consorzio EcoTyre, hanno dimostrato che l’economia circolare che viene a crearsi alimenta un moto che, seppur chiuso, è capace replicarsi generando un aumento di posti di lavoro grazie all’indotto relativo alle ditte specializzate nella raccolta dei PFU. Queste, a loro volta, si troveranno a contribuire anche al recupero ambientale delle zone attualmente adibite a discariche.

A prescindere dal target di applicazione del granulato di gomma riciclata infatti, che può essere applicato tanto in maniera diversificata, secondo la politica della società Ecopneus, oppure mirato alla reintroduzione specifica nel settore di produzione degli pneumatici, come da obiettivo del consorzio, la diretta conseguenza sarà un costante incremento nella richiesta di questo materiale, considerato ormai alla stregua di petrolio solido.