Ultimo aggiornamento: 08.12.21

 

A partire dal 2020 sono previste nuove regole per quanto concerne la patente di guida A2; vediamo insieme quali modifiche sono state apportate a livello europeo.

 

Nel 2020 è entrata in vigore, in Europa, la direttiva CE 2020/612 che stabilisce nuove regole per le patenti di guida; il principio base su cui si articolano le modifiche introdotte dalla suddetta direttiva sta nella maggiore coerenza tra i veicoli sui quali viene svolto l’esame di guida e quelli che la patente abilita a guidare in seguito, a seconda della sua tipologia.

La patente di guida aveva già subito delle sostanziali modifiche all’inizio degli anni ’90; con la direttiva 91/439/CEE, infatti, le categorie vennero suddivise in due grandi gruppi: il gruppo 1, che includeva la patente A e la patente B, e il gruppo 2 con la patente C e la patente D; la categoria della patente E invece, essendo speciale, è stata successivamente accorpata ad alcune varianti specifiche delle patenti B, C e D.

Le modifiche degli anni successivi, almeno fino al 2011, hanno interessato perlopiù i requisiti per l’ottenimento della patente e il suo periodo di validità, che sono cambiati a seconda della categoria.

A partire dal 19 gennaio 2013, invece, sono state applicate le disposizioni contenute nel decreto legislativo n. 59 del 18 aprile 2011; a partire da questa data le patenti di guida sono radicalmente cambiate, sia dal punto di vista materiale sia perché sono state introdotte nuove categorie. Dalle cinque di origine infatti, cioè A, B, C, D, ed E, si è passati alle attuali 15: AM, A1, A2, A, B1, B, BE, C1, C1E, C, CE, D1, D1E, D, DE.

Come si può facilmente intuire, quindi, l’argomento è esteso e abbastanza complesso, di conseguenza nel nostro articolo ci soffermeremo su una categoria in particolare: la patente A2 per i guidatori di moto.

Cosa cambia per la patente di categoria A2

Per quanto riguarda i requisiti richiesti non ci sono grandi cambiamenti; come in precedenza, infatti, la patente A2 può essere richiesta e ottenuta a partire dai 18 anni di età.

La modifica riguarda principalmente il mezzo sul quale deve essere sostenuto l’esame di guida; se la moto non è elettrica ma dotata di motore a combustione interna, infatti, allora la sua cilindrata non può essere più di 400 centimetri cubici, come in precedenza, ma deve essere limitata a 250 centimetri cubici.

Di conseguenza dopo la direttiva CE 2020/612 la patente A2 concede l’abilitazione alla guida di motocicli depotenziati la cui potenza massima non supera i 35 kW, equivalenti a 47,6 cavalli; le moto A2, inoltre, devono possedere un rapporto potenza/peso inferiore o uguale a 0,2 watt per chilogrammo, quindi non devono superare i 175 chilogrammi di peso e i loro motori non devono essere derivati da versioni che in origine sviluppano oltre 70 kW, equivalenti al doppio della potenza massima consentita.

 

Cosa bisogna fare e quanto costa acquisire la patente A2

Per ottenere la patente A2, come accennato in precedenza, bisogna aver compiuto i 18 anni di età e iscriversi presso una Scuola Guida dove si dovrà sostenere un corso teorico e delle lezioni pratiche, oppure affrontare direttamente le prove teoriche e pratiche come privatista.

Nel primo caso il costo complessivo inclusa l’iscrizione alla Scuola Guida, i corsi teorici e le lezioni pratiche più eventuali spese accessorie, è di circa 1.000 euro; è possibile però ridurre questa cifra a circa 700 euro se si sceglie di preparare la fase teorica da privatista e di eseguire la pratica in Scuola Guida. Se invece ci si prepara da privatisti sia per la teoria sia per la pratica, allora il costo totale scende a circa 150 euro.

Coloro che invece sono già in possesso della patente A1, possono ottenere la categoria successiva sostenendo un esame pratico direttamente alla Motorizzazione Civile al costo di 129 euro; per evitare code e snellire i tempi burocratici ci si può rivolgere alla Scuola Guida, ma in questo caso le spese da sostenere salgono a circa 250 euro.

 

La prova pratica: regole e limitazioni

Dopo aver superato le prove teoriche si può finalmente accedere all’esame pratico, che ha subito delle piccole ma importanti modifiche da parte della direttiva CE 2020/612.

La possibilità di scegliere se sostenere l’esame su un motoveicolo con le marce oppure su uno che ne è privo è rimasta invariata; scegliere di fare la prova su una moto senza marce, però, implica che una volta ottenuta la patente si è obbligati a guidare esclusivamente le moto di questo tipo.

Anche le limitazioni imposte ai neopatentati non cambiano, quindi per i primi tre anni bisogna rispettare i limiti di velocità, 90 km/h sulle strade extraurbane e 100 km/h in autostrada, ed evitare il trasporto del passeggero a meno che non sia consentito dalla carta di circolazione della moto.

Quello che è cambiato, invece, è il limite di velocità massima raggiungibile durante l’esame pratico, che passa dai 30 ai 50 km/h al fine di valutare la destrezza sulla moto; di conseguenza anche la lunghezza del percorso è maggiore ed è stato introdotto il fattore tempo: il percorso deve essere completato entro 25 secondi.

Le nuove condizioni hanno ovviamente incrementato anche i potenziali rischi per i candidati, di conseguenza l’ulteriore cambiamento apportato dalla direttiva CE 2020/612 è stato l’introduzione obbligatoria dell’abbigliamento di sicurezza: i candidati che si apprestano a sostenere la prova pratica dovranno indossare il casco integrale, le scarpe chiuse, la giacca con protezioni su gomiti e spalle, pantaloni lunghi e protezioni alle ginocchia, guanti e paraschiena da moto.

L’esame pratico consiste in due prove distinte, una semplice e una più complessa.

La prova semplice viene eseguita a bassa velocità ed è finalizzata a dimostrare che il candidato possiede le giuste capacità di controllo della moto, nonché l’equilibrio necessario a guidarla.

La seconda prova è quella accennata in precedenza; il candidato, cioè, deve completare un percorso specifico entro un tempo limite di 25 secondi e a una velocità massima non superiore ai 50 chilometri orari.

 

 

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