Le differenze tra i segnali stradali di divieto, pericolo e di obbligo

Ultimo aggiornamento: 12.08.22

 

Un veloce ripasso della segnaletica può essere molto utile, sia per chi deve sostenere l’esame per la patente sia per chi l’ha fatto molti anni fa e comincia ad avere qualche dubbio… 

 

Che sia per il conseguimento della patente o per la guida quotidiana, è fondamentale conoscere il significato di tutti (o quasi) i segnali stradali, affinché ogni giorno in macchina sia sempre affrontato con estrema sicurezza. Anche perché non bisogna mai dimenticarsi di fare completa attenzione quando si è al volante. A tal proposito, per evitare incidenti, vi suggeriamo anche di acquistare accessori che limitano l’ingombro dei dispositivi, come può essere un porta tablet per auto.

 

Segnaletica stradale: significato

Forme diverse per significati diversificati: ecco quanto disciplina l’articolo 39 del Codice della Strada, quando parla, per l’appunto, di segnali stradali. La Legge in effetti parla chiaro quando stabilisce sia le dimensioni, sia le caratteristiche specifiche come i colori, che devono per forza essere conformi poi al regolamento, ed essere compresi da tutti.

Per esempio, anche quando non si sa guidare, guardando una forma triangolare sappiamo per certo che quella indica in qualche modo un pericolo, a differenza di quella circolare, che prevede un divieto o un obbligo. Questi ultimi poi sono aggiunti di colori e simboli più specifici: così nascono i segni stradali a sfondo bianco, rosso, blu, nero e giallo, a seconda delle occasioni. Esistono anche degli altri cartelli stradali come quelli di precedenza, ma che vedremo a breve, nel prossimi paragrafo. 

Ebbene, se vi state chiedendo anche chi si occupa di produrre la segnaletica stradale verticale, sappia che è direttamente il Ministero. Questa istituzione è la diretta responsabile della conformità o meno dei cartelli alla relativa normativa europea.

Per mezzo di gare d’appalto poi, alcune ditte riescono a vincere e ad accaparrarsi la possibilità di fornire direttamente i cartelli che danno indicazioni in materia di sicurezza o prescrizioni come obblighi e divieti specifici.

 

Diverse tipologie

Sempre secondo il nostro Codice della Strada, sappiamo che i segnali si dividono in: pericolo, obbligo, indicazione e divieto. Come accennato, questi vengono ben regolamentati dalla Legge italiana, e non possono essere soggetti a interpretazione.

In genere, mantengono lo stesso significato anche all’estero, nonostante ci siano Paesi che offrono anche segnali specifici e diversi da quelli che abbiamo in Italia.

Ciò però non deve disorientare, anzi.

Ma bando alle ciance e vediamo quali sono le differenze sostanziali tra i segnali di divieto, di obbligo e di pericolo.

 

Segnali di pericolo

I segnali di pericolo hanno la caratteristica forma triangolare, e si trovano prevalentemente in quei luoghi in cui c’è un pericolo sulla strada, che non può essere percepito con la giusta tempestività da chi guida normalmente, pur con prudenza.

Questi, come potete vedere, sono in genere di colore rosso e con simboli in nero, e vengono installato sul lato destro. Può anche capitare che si riescano a trovare in un altro luogo, ma in questi casi vengono effettivamente ed efficacemente segnalati con un pannello integrato.

Questo genere di segnali indicano spesso la presenza di forte vento, oppure di una rotonda o di una zona in cui ci possono essere bambini usciti da scuola e molto altro.

Il loro obiettivo, come si può facilmente intuire anche dal nome, è di prevenire qualsiasi situazione spiacevole e difficile da affrontare per chi è alla guida, quindi anche incidenti e altro.

 

Segnali di divieto

Una forma circolare e (spesso) con un bordo rosso: ecco come si presentano spesso e volentieri i cartelli di divieto, posti sempre nel punto iniziale dopo il quale entra in gioco l’obbligo. La fine invece viene segnalata grazie a un apposito cartello che dice espressamente che la prescrizione è terminata.

Molti forse ancora non sanno che il Codice della Strada indica e stabilisce anche che tutti i segnali di precedenza, di obbligo e anche di divieto, devono essere ripetuti lungo tutto il tragitto in cui sono attivi. Questo per evitare sempre che, dopo ogni intersezione, ci possano essere malintesi e quindi caos.

Come si può facilmente intuire, infine, devono essere anche ben visibili (ecco anche il motivo per cui vantano un colore rosso) fin da 250 metri in autostrada e 150 metri nel caso di strade extraurbane. Per quanto riguarda invece la strada di città, il segnale di divieto deve essere ben visibile già a 80 metri, ovviamente perché lo spazio di manovra si restringe.

Il loro obiettivo principale è quindi quello di evitare qualsiasi rischio di incidenti, dando subito la soluzione su quali sono i gesti e le azioni da non fare assolutamente. 

 

Segnali di obbligo

Guardateli attentamente: li avrete senz’altro visti molto spesso, anche se siete sempre stati dal lato del passeggero. Questi segnali indicano, o meglio impongono, ai guidatori un comportamento specifico da mantenere e rispettare da lì in avanti, lungo la carreggiata.

Sono infatti molto riconoscibili e invece difficili da confondere con altri, pur avendo la stessa forma circolare. Questi cartelli di obbligo si dividono a loro volta in due categorie: quello specifici e quelli generici.

Come si distinguono? Semplicemente osservando le loro peculiarità, perché i primi hanno solo uno sfondo blu e il simbolo bianco, mentre i secondi vantano un simbolo nero, il bordo di colore rosso e un fondo bianco. Per esempio, si possono incontrare quando state guidando e a un certo punto dovete svoltare: se presente una sola freccia che va a destra o a sinistra, quella vi indica che avete l’obbligo di svoltare a destra o a sinistra.

Infine, questi segnali possono anche offrire il limite minimo di velocità da mantenere sulla carreggiata. Nel cartello con affisso il numero “30”, si intendono chilometri orari, quindi: obbliga i conducenti a non scendere mai sotto quella velocità.

D’altro canto, vieta il transito a tutti colori che guidano veicoli che, per loro caratteristiche o per altri motivi, non sono in grado di raggiungere quel numero.

 

 

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