Ultimo aggiornamento: 22.10.21

 

Tutte le auto sono ormai dotate di impianto A/C; per mantenerlo efficiente, però, è importante sottoporlo a verifiche periodiche e ricaricare il gas refrigerante quando serve.

 

In origine era annoverato tra gli accessori per auto, in particolar modo alla categoria degli optional di lusso; proprio per questa ragione non tutti potevano permettersi di scegliere un’automobile con questo tipo di dotazione. Col passare degli anni però, a causa dell’inquinamento e dei radicali mutamenti nel clima, l’impianto climatizzatore per auto ha finito con l’assumere un’importanza sempre maggiore al punto da essere diventato una dotazione quasi necessaria, e quindi montata di serie sulla maggior parte degli autoveicoli disponibili oggi sul mercato, incluse le utilitarie.

Se da un lato la cosa ha certamente rappresentato un miglioramento dal punto di vista del comfort, però, dall’altro ha aggiunto una ulteriore “incombenza” per quanto concerne l’aspetto relativo alla manutenzione dell’automobile; disporre di un condizionatore auto è decisamente comodo infatti, perché ci permette di stare freschi in estate e di fare a meno di usare il coprivolante durante i periodi più freddi dell’anno, ma allo stesso tempo incide in maniera sostanziale sui consumi di carburante e richiede anche un’accurata manutenzione e dei controlli periodici.

Proprio come accade con l’impianto aria condizionata che installiamo nelle nostre case, infatti, anche l’impianto aria condizionata auto deve essere sottoposto a controlli periodici finalizzati a verificare se ci sono perdite nel circuito, e di conseguenza se sussiste la necessità di ricaricare il gas refrigerante che circola al suo interno.

Aria condizionata auto come funziona

Il funzionamento climatizzatore auto è sostanzialmente analogo a quello dei climatizzatori domestici, cioè sfrutta il principio della pompa di calore. Quando è in modalità raffreddamento, quindi, il gas refrigerante che si trova nel circuito dell’impianto A/C sottrae il calore dall’aria che si trova all’interno dell’abitacolo, per cederlo all’esterno; durante il periodo invernale, invece, compie il ciclo inverso: sfrutta cioè i cambiamenti di stato del gas refrigerante per sottrarre calore dall’ambiente esterno e cederlo all’interno dell’abitacolo.

Come accennato in precedenza nell’introduzione, quindi, l’impianto A/C degli autoveicoli è soggetto allo stesso tipo di problematiche degli impianti di climatizzazione residenziali, quindi va regolarmente pulito e igienizzato con gli appositi detergenti spray, allo scopo di evitare che i residui di condensa possano creare un ambiente favorevole alla proliferazione di muffe e batteri, e va sottoposto a controlli periodici per verificare la quantità di gas refrigerante all’interno del circuito e se ci sono eventuali perdite nello stesso.

Ma come si fa a essere certi se c’è una perdita oppure no? I metodi di verifica sono due: il prima, e più preciso, è quello di collegare un cavo con manometro al circuito del gas refrigerante, e controllare se la pressione è al livello indicato dalle specifiche tecniche riportate sul manuale dell’automobile.

Il secondo metodo, invece, è empirico: se le prestazioni dell’impianto A/C dell’automobile cominciano a calare, cioè se il condizionatore non riesce a raggiungere la temperatura di raffreddamento impostata, questo vuol dire che la quantità di gas refrigerante presente nel circuito dell’aria condizionata auto è diminuita. In questo caso l’unica ragione per la quale il gas per condizionatori è fuoriuscito dal circuito, è una perdita, e quindi è opportuno recarsi in un’officina per eseguire le riparazioni del caso e la ricarica del gas.

Il fluido refrigerante

È importante sottolineare un particolare relativo al gas refrigerante, a beneficio di coloro che non sono particolarmente esperti circa gli impianti di climatizzazione delle automobili. Può capitare, infatti, che andando a chiedere un preventivo per la ricarica di gas ci si senta rispondere che “la cifra dipende dal tipo di gas utilizzato dalla vettura”.

In realtà l’unica differenza la fa l’anno di produzione della vettura; tutte le auto omologate o prodotte fino al 2017, infatti, usano il gas refrigerante R134a, mentre tutte quelle omologate a partire dal 2011 o commercializzate a partire dal gennaio 2017, adoperano il nuovo gas refrigerante refrigerante R1234yf, perché la Direttiva Europea 2006/40/CE ne vieta appunto l’uso su tutti i veicoli omologati a partire dal 1 gennaio 2011.

La direttiva che impone il cambiamento nella tipologia di gas refrigerante usato dagli impianti A/C delle automobili è analoga a quella che ha imposto il passaggio dal gas R410 al gas R32 nei climatizzatori residenziali; la ragione di fondo, cioè, è che i nuovi gas indicati dalle direttive sono di gran lunga meno inquinanti rispetto a quelli usati in precedenza.

L’ulteriore differenza tra i due tipi di gas refrigerante, inoltre, sta nel fatto che le valvole di riempimento degli impianti con R1234yf sono differenti rispetto a quelle degli impianti con R134a, per non parlare poi dei connettori che cambiano a seconda del tipo di automobile.

Ricarica aria condizionata auto: conviene farla in officina o fai da te?

Nel momento in cui si rende necessario ricaricare l’impianto di aria condizionata della macchina, ci si trova davanti a due possibili alternative: intervenire in modalità fai da te acquistando uno dei kit di ricarica compatibili con la propria automobile oppure rivolgersi direttamente a un’officina specializzata. Nel caso dell’acquisto del kit, comunque, è importante controllare prima il tipo di gas, come abbiamo accennato anche nel paragrafo precedente.

Nel caso in cui l’automobile sia di produzione recente e quindi con un impianto che utilizza il gas R1234yf, l’opzione fai da te è sconsigliata perché questo gas è di gran lunga più infiammabile rispetto al tipo R134a; nonostante potrebbe risultare economicamente vantaggioso, visto che la sostituzione in officina del gas R1234yf può arrivare a costare anche 280 euro, è meglio rinunciare all’intervento fai da te per una mera questione di sicurezza.

L’intervento fai da te sulle automobili con impianti che usano ancora il gas R134a, invece, nonostante sia relativamente più sicuro da eseguire è sconsigliato lo stesso, ma principalmente per ragioni economiche; un kit di ricarica, infatti, può costare dai 50 ai 70 euro, bisogna poi aggiungere il costo dei connettori con manometro, che possono oscillare dai 15 ai 20 euro l’uno. L’intervento in officina per sostituire questo tipo di gas, invece, costa dagli 80 ai 100 euro o poco più, quindi la differenza di costo è minima ma in compenso si ha la sicurezza che l’intervento è fatto in modo professionale.

 

 

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