Ultimo aggiornamento: 21.10.21

 

La cinghia di distribuzione è una componente fondamentale del motore, vediamo insieme come riconoscere i sintomi dell’usura e intervenire in tempo prima della sua rottura.

 

Non importa se siete appassionati di automobile fai da te che hanno organizzato il garage come una piccola officina, con pannelli portautensili grondanti di chiavi e accessori per auto, scaffali per conservare i set stagionali di gomme, tester per batteria auto e jumper, compressore e altri attrezzi, oppure dei normali automobilisti che si limitano soltanto al minimo indispensabile quando si tratta di manutenzione: una cinghia di distribuzione rotta rappresenta in ogni caso un problema molto serio. Di conseguenza è importante saper riconoscere i sintomi dell’usura, in modo da poter intervenire prima che sia troppo tardi.

 

Cinghia di distribuzione: che cos’è

Cominciamo innanzitutto ad approfondire l’argomento spiegando nel dettaglio che cos’è la catena o cinghia di distribuzione e che ruolo svolge. Si tratta di un componente importante del motore, nella fattispecie è un organo di trasmissione meccanica il cui scopo primario è quello di collegare, in modo elastico e solidale al tempo stesso, l’albero motore all’albero a camme, permettendo così l’apertura e la chiusura sincronizzata delle valvole poste sulle teste dei cilindri.

Le cinghie di distribuzione sono realizzate con materiali standard come il cuoio, le fibre tessili e i fili di nylon gommati, e si presentano con una forma ad anello chiuso. Nonostante siano delle componenti comuni a tutti i veicoli dotati di motore però, nella realtà dei fatti le cinghie sono diverse tra loro per dimensione e forma; i principali tipi di cinghia, però, sono soltanto quattro: piatta, trapezoidale, poly-V e dentata, o sincrona.

Sia la cinghia piatta sia quella trapezoidale sono di vecchia concezione; quella piatta si trova soltanto sui modelli di macchine più datati infatti, mentre la cinghia trapezoidale è ancora largamente usata perché offre ottime prestazioni in termini di potenza trasmessa e massima velocità sostenibile.

Le cinghie poly-V sono chiamate in questo modo perché sulla faccia interna sono dotate di un numero variabile di denti longitudinali con sezione a V; il numero dei denti può variare da un minimo di tre fino a un massimo di venti, a seconda delle pulegge su cui vengono montate. La cinghia dentata, invece, è chiamata in questo modo perché è costituita appunto da una serie di denti collegati alla fascia continua che forma l’anello chiuso; la sua caratteristica sta soprattutto nell’elevata precisione nella trasmissione del movimento, infatti è chiamata anche cinghia sincrona proprio per questa ragione ed è usata soprattutto per sincronizzare le valvole con i pistoni.

Come si può facilmente intuire a questo punto, a ogni modello di automobile corrisponde il suo specifico tipo di cinghia e questi non possono essere intercambiabili; per fare un esempio pratico, quindi, la cinghia di distribuzione Ford Fiesta è diversa dalla cinghia distribuzione Ford Focus, nonostante le macchine e i relativi motori siano prodotti dalla stessa casa automobilistica.

 

Rottura cinghia distribuzione: quali sono le conseguenze

Da quanto illustrato in precedenza è chiaro che se la cinghia si dovesse rompere questa eventualità può accadere soltanto quando il motore è acceso. Nel 99% dei casi, quindi, la rottura della cinghia avviene su strada, e questo significa che le conseguenze possono essere abbastanza gravi.

La prima cosa che accade in seguito alla rottura è lo spegnimento del motore, che non potrà ripartire in alcun modo; questo significa che l’automobile si pianta irrimediabilmente e che c’è bisogno dell’intervento sul posto di un meccanico oppure, se possibile, di un carro attrezzi per far trainare l’auto all’officina più vicina.

Come se non bastasse, poi, si potrebbero verificare ulteriori danni al motore a causa della mancata sincronizzazione con l’albero a camme, e in casi estremi persino la rottura delle valvole. Se le valvole arrivano a rompersi bisogna sostituire l’intero motore, cosa che dal punto di vista economico è un vero incubo; di conseguenza è di estrema importanza eseguire la corretta manutenzione della cinghia di distribuzione e fare attenzione a tutti i sintomi che potrebbero segnalare un imminente cedimento della stessa.

 

Cinghia di distribuzione rotta: sintomi

La vita utile di una cinghia è misurata in chilometri percorsi; di solito la sostituzione cinghia distribuzione è consigliata tra i 100.000 e i 180.000 chilometri, oppure ogni cinque anni di vita dell’automobile. Dal momento che l’usura e il passare del tempo possono causare crepe e sfilacciamenti, però, è bene far controllare lo stato della cinghia ogni 30.000 km circa.

Il controllo è consigliabile lasciarlo eseguire al personale specializzato di un’officina, che ha l’esperienza per individuare anche i danni più piccoli; esistono però dei “sintomi” più o meno evidenti che possono essere facilmente riscontrati anche da una persona del tutto inesperta.

Questi sintomi sono di natura acustica infatti, sono cioè dei rumori che la cinghia produce in determinate circostanze; se si sente provenire una sorta di sferragliamento dal motore, per esempio, questo significa che la cinghia è allentata oppure usurata. Quando le fibre della cinghia cominciano a sfilacciarsi, questa produce un acuto stridio ogni volta che il motore è in fase di accelerazione; se invece notate che il motore emette una specie di squittio ogni volta che lo accendete, allora è il tendicinghia ad avere un problema.

Tutti i rumori che abbiamo appena descritto sono segnali rottura catena distribuzione, ma è importante ricordare che non bisogna trascurare i controlli periodici, perché spesso la cinghia si usura senza manifestare alcun sintomo e, se trascurata, si rompe all’improvviso senza segnali premonitori di alcun tipo.

Quanto costa cambiare cinghia di distribuzione

Purtroppo nel caso della cinghia di distribuzione non esiste un tariffario unico perché il costo della sostituzione varia a seconda del tipo di cinghia e del modello dell’automobile, quindi non è facile quantificarlo a priori. Per sommi capi, però, possiamo dire che su una macchina di fascia media la cifra si aggira tra i 400 e i 600 euro circa, tenendo conto anche di eventuali riparazioni e messe a punto.

 

 

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